"...il più grande alpinista al mondo è quello che si diverte di più" Alex Lowe

martedì 4 aprile 2017

Parete nord del Pisanino: ghiaccio salato sul tetto delle Apuane


19 febbraio 2017

Le condizioni clamorose presenti in Appennino ci hanno fatto rimandare per un po' un'uscita apuana. Non che là non vi fosse buon ghiaccio, anzi! Quest'inverno memorabile ha dato soddisfazioni anche in Apuane, pur limitatamente alle pareti settentrionali più alte, coperte dalla ormai solita poca neve perfettamente ghiacciata. Per questa lunga domenica scegliamo il Pisanino, la cui parete nordest è stata già percorsa in lungo e in largo nei giorni precedenti, cosicché affrontiamo l'infame levataccia a botta sicura.

Avevamo visitato la parete esattamente un anno fa, con esito del tutto diverso. Puntammo tutto su quel versante, più di 1000 metri di dislivello culminanti sul tetto delle Apuane, una montagna di tutto rispetto che ci schiaffeggiò duramente. Tenemmo duro raggiungendo la cima per la Cresta della Mirandola, trovando neve crostosa, la peggiore in assoluto, su tutta la montagna, dall'auto alla vetta. Una giornata infinita, "da buio a buio", alla fine della quale giurammo esanimi che non saremmo tornati per lungo tempo. Ma le cose brutte si dimenticano più facilmente - oppure sono io a disporre di una memoria selettiva - sta di fatto che mi è stato impossibile declinare l'invito di un Edo ormai smanioso di assaggiare il "ghiaccio salato".

Al parcheggio, ben prima dell'alba, raggiungiamo gli amici bergamaschi Patrick e Paolo, anche per loro una bella trasferta! L'assenza di neve a bassa quota ci consente di percorrere alcuni km su uno sterrato al limite della percorribilità per la mia Punto, risparmieremo così po' di tempo e dislivello. Dopo alcune titubanze iniziali soffocate nel sottobosco troviamo la via giusta risalendo la foresta, ora più agevole. La prima neve è subito da ramponi, come ci aspettavamo; in breve usciamo dal bosco e contornando voragini carsiche in un paesaggio lunare ci avviciniamo alla parete, mentre alle nostre spalle il cielo s'infuoca. La parete dinnanzi a noi si tinge di rosa e ci ricorda quanta salita e fatica ci separino ancora dalla vetta. Approfittiamo dell'ultimo spiazzo pianeggiante dell'enorme lastra di ghiaccio su cui stiamo arrancando per infilarci casco e imbrago, e ci incolonniamo di nuovo a risalire il pendio. Alla base della parete i bergamaschi si dirigono verso la Zappelli (ci riferiranno poi di aver proseguito su Geronimo) mentre Edo ed io seguiamo i nostri progetti, quasi ovvi: cercando di indovinare la linea più bella della parete abbiamo adocchiato la logica combinazione di Bagola Gully e Capitan Sky Hook, una variante d'uscita diretta della Zappelli.
Le condizioni sono come previsto più che perfette, la neve è stratosferica e sul ripido c'è uno strato di ghiaccio vivo incredibile e ben incollato. Ci divertiamo come bambini al parco giochi lungo tre tiri di una bellezza crescente, una vera antologia dell'apuanismo che ci deposita sull'aerea cresta sommitale. A pochi passi dall'uscita della via, in vetta, i nostri amici ci fotografano e ci aspettano per una stretta di mano prima di iniziare la discesa. Arrotolata la corda e fatto uno spuntino anche noi siamo pronti per scendere, ma visto che è ancora presto decidiamo di fare un altro giro!!
Percorriamo la cresta in direzione est fino al canale di discesa: a destra l'assolato Canale delle Rose conduce in Val Serenaia, mentre dal lato opposto un canale affianca la Cresta della Mirandola fino ad un alberello dal quale si getta una doppia da 30 m. Noi traversiamo poco sopra il faggio in direzione di Geronimo, che sale poco distante oltre uno spigolo. C'è già qualcuno ad armeggiare sulla via e con gran sorpresa in sosta incontriamo Marco Colò; all'altro capo della corda, ormai in cresta, Giorgio Cotelli. Ci presentiamo brevemente, finalmente ci si vede di persona, ma ben presto è ora di concentrarsi di nuovo sulla scalata.
Scaliamo un altro tiro molto bello e ripido, tutto su neve ottima ma difficile da proteggere (non abbiamo con noi i fittoni che oggi forse servirebbero) e con le membra ormai stanche. Ne usciamo comunque benone al sole della cresta, per la seconda volta oggi.
Già cotti a puntino iniziamo la lunga discesa, ancora giù dal canale come gamberi - la neve è ancora durissima - la doppia e un lungo traverso verso destra, sempre faccia a monte fino alla base della parete, tutto sulle punte dei ramponi, con  piedi e polpacci doloranti. Dopo quasi 11 ore dalla partenza siamo di nuovo all'auto, macinati ma felicissimi. 
Concludiamo questa giornata memorabile a Gramolazzo davanti a una birra in compagnia dei toscani, che ci diranno di non aver mai visto in trent'anni un Pisanino così! (Il giorno dopo i due ragazzotti andranno a ripetere Viva Rotari al Rondinaio)


SCHEDA TECNICA:
La parete principale è difesa da una fascia rocciosa piuttosto ripida: questa può essere aggirata sulla destra (percorso seguito in discesa, più lungo) o superata direttamente in uno dei suoi punti deboli. Noi siamo passati sulla verticale dell'invaso della Zappelli, per un breve canale con pendenza massima di 70°. Attraversare ora il facile pendio fino all'evidente partenza di Bagola Gully.

Via Bagola Gully; III/4M; B. Barsuglia, P. Bianchini, 1984 + Capitan Sky Hook
L1: Sostare dentro alla grottina su roccia o ghiaccio.
Si affronta la placca ricoperta da un sottile strato di ottimo ghiaccio (20 m, 75°/80° - possibile proteggere la sosta con friend 0,5 BD sulla parete di sinistra) deviando man mano leggermente sulla destra. Si continua per canale con pendenze più o meno costanti (60°) fino a sostare sulla sinistra su roccia, alla base di una strozzatura; 60 m.
L2: Superare le balze ghiacciate sulla destra della sosta e continuare verso il camino coperto di ghiaccio (85°). Superato il camino (qui la via Bagola Gully traversa a destra con difficoltà minori) continuare nell'evidente canale fino alla via Zappelli andando a sostare sulle rocce a sinistra (presente 1 chiodo). Più in basso è possibile sostare solamente su neve; 65 m.
L3: Affrontare l'evidente diedro ghiacciato della variante "Capitan Sky Hook" che sale verticale poco oltre la sosta. Tiro ripido e continuo (80°/90°) difficilmente proteggibile. Sostare direttamente in cresta su spuntoni rocciosi; 55 m.

Via Geronimo; III/4+M; B. Barsuglia, M. Colò, 1997
La via si diparte verso destra dalla strozzatura iniziale della Zappelli in direzione dell'evidente rampa sovrastante. Quello da noi percorso è solamente l'ultimo tiro.
Si sosta su grosso masso che sbarra il canale/rampa ascendente verso destra; 1 chiodo presente. Spostarsi a destra della sosta e salire verticalmente o obliquando verso destra (buone possibilità di proteggersi a friends nei primi 8 metri). Tiro ripido e continuo a 75°/80°. Indispensabili i warthog per la seconda parte del tiro, altrimenti non proteggibile; 55 m.

Nella foto in alto è indicato il punto della doppia necessaria in discesa.


I tracciati delle vie salite


Edo rimonta la prima fascia rocciosa

Al cospetto delle vie

Primo tiro su ghiaccio sottile


La seconda parte del tiro


Comoda sosta

Si riparte su ottimo ghiaccio


Splendido camino ghiacciato

Nel canale che incrocia la Zappelli

Al centro la variante "Capitan Sky Hook" (non siamo al Civetta però...)

Si parte

Tiro stupendo


La sosta sotto alla cresta


I nostri compagni ci guardano dalla cima



La cresta sommitale del Pisanino, ogni volta una magia


Si scende..


Si riparte verso Geronimo

Splendido tiro ripido finale su Geronimo

1 commento: