"...il più grande alpinista al mondo è quello che si diverte di più" Alex Lowe

giovedì 30 marzo 2017

Al Succiso come in Scozia!


29 gennaio 2017

Da giorni si rincorrevano notizie di condizioni strepitose sulla nord dell'Alpe di Succiso, che grazie al tam-tam sui social è stata presa d'assalto come non mai. La poca neve garantiva il massimo della verticalità alle balze di questa Nord appenninica e la sua consistenza perfetta, al limite del vetroghiaccio a conseguenza di un magico gelicidio, è stata protetta per almeno un paio di settimane da un anticiclone e da aria secca, oltre che dall'ombra che in questa stagione non abbandona mai il versante. Non potevamo certo lasciarci sfuggire una roba del genere!
Sfruttiamo probabilmente l'ultimo giorno utile prima della successiva libecciata che, col senno di poi, avrebbe rovinato tutto per ricreare la stessa magia da zero, e avanti così per tutto l'inverno. Purtroppo questa volta abbiamo le ore contate e ci ingaggiamo in una corsa contro il tempo, con partenza ad orario improbabile e un lungo avvicinamento al buio.
Siamo in quattro e ci imbraghiamo e ramponiamo comodamente al rifugio Rio Pascolo mentre albeggia. Nel frattempo arrivano altri alpinisti: Andrea "Pelle" e il suo socio. In breve siamo all'attacco della parete, la neve è marmorea e siamo tutti d'accordo sul fatto che oggi, con queste condizioni, sia obbligatorio esplorare linee nuove. Mi dirigo subito alla base di uno scudo roccioso all'estrema sinistra della parete, una placca di roccia appoggiata, liscia e compatta, solcata da fessure incrociate a formare losanghe di arenaria. Oggi la sua struttura è evidenziata dalla neve che, appiccicata dappertutto, esalta ogni irregolarità di questa lavagna. Cerchiamo di piazzare una sosta alla base di una striscia di neve sottile ma continua, e infine non riusciamo a far altro che piantare un ottimo snarg nella terra.
Parto subito per un tiro fantastico. Non avevo mai visto condizioni simili, ovunque vi sia un po' di neve si può piantare con sicurezza la picca, più la pendenza aumenta e migliore è la neve ghiacciata. Ogni roccia è coperta da un sottile strato di ghiaccio trasparente, fattore che rende difficile proteggersi, ma quasi non se ne sente il bisogno tanto è sicura la progressione su questo ben di Dio. Sono momenti di una goduria indescrivibile, il sogno di ogni appenninista! Seguendo la striscia di neve, a tratti larga solamente un palmo, arrivo sotto un masso che pare in bilico. Oltre il masso trovo Niccolò, arrivato lì per la striscia di neve immediatamente a destra, lo schivo traversando verso sinistra fino a trovare un passaggio per il pendio sommitale. Arrivo ad un provvidenziale mega spuntone, esattamente a 60 metri dalla sosta, e recupero Edo.
Ripartiamo in conserva risalendo il facile pendio verso una piccola fascia rocciosa. Da lontano sembra semplice, ma alla base preferiamo sostare e fare un tiro di corda. E' una corsa contro il tempo, gli altri salgono più a destra in conserva per un bell'intaglio mentre noi ci intestardiamo nel fare un altro tiro esplorativo. La terza fascia rocciosa, un'altra placca appoggiata rotta dalle solite fessure incrociate, è troppo invitante. Ne esce un tiro in diagonale, meno bello del primo ma sempre su ottima neve, che conduce ad una crestina al sole. Ci rimane la voglia di controllare tutte le fessure e le rampe di quest'altro scudo roccioso ancora lontano dal calore del sole. Ma ahinoi il tempo è finito e ci tocca correre a valle, ben consapevoli che una neve così ce la ricorderemo per molto tempo...

Via "Losanghe Scozzesi", 250 m, D+, 70°/80°
Itinerario salibile solamente in condizioni simili a quelle da noi incontrate in quanto con molta neve questa placche rocciose sono completamente coperte, oppure con poca neve completamente scoperte. Come protezioni usati alcuni (pochi) friend e chiodi, ma soprattutto indispensabili protezioni da terra. Forse con altre condizioni sarebbe stato più facile proteggersi sulla roccia, in quanto tutte le fessure erano intasate di ghiaccio. Lasciato un tricam lungo il primo tiro, sotto un piccolo tetto.

Via "Bakoki sul lamone", 250 m, D+, 70°/80° 1 passo 90°
Vedi itinerario sopra (le due vie si assomigliano per grado e percorso come indicato nelle foto.) La prima parte è più difficile, richiede impegno soprattutto psicologico. Si sale per una rampa a destra della massicciata rocciosa con qualche possibilità di protezione. Si affronta un muretto verticale, dopodiché si traversa a sinistra su masso staccato (grande buco, appunto il "lamone".) Dopo un delicato passo in discesa si affronta la paretina finale e si arriva alla stessa sosta di "Losanghe Scozzesi." La seconda parte è decisamente più rilassante, scegliendo di salire per la rampa/camino a destra della seconda massicciata rocciosa, ben visibile dalla sosta (quest'ultima parte si può gradare AD+.)


Il tracciato della via e della variante (foto Andrea Pellegrini)



Le due cordate in azione sulle due vie.


Si parte così... Tiene tutto!


Losanghe


Condizioni incredibili



Simo in uscita dal primo tratto


 Il primo tiro dall'alto


 Facce gaudenti in sosta


 Breve ma bella anche la seconda fascia rocciosa


 La parete finale. Bakoki prosegue sulla destra (vedi cordata.)


Si corre


 Edo all'attacco



La rampa dell'ultimo tiro 


La nostra cordata vista dalla via Anni Settanta (foto Andrea Pellegrini)

 


Marco e Edo dalla cresta.

                                      


domenica 19 marzo 2017

Il grande giorno delle linee magiche_parte terza

Terza puntata del racconto della fantastica giornata dell’8 marzo.



Scendiamo come gamberi per il solito canale; la neve inizia a mollare al sole di mezzogiorno, ma noi seguiamo fedelmente i nostri piani.

Questo gruppo montuoso, e questo canaletto ancora di più, sembra fatto apposta per i concatenamenti, percorsi dettati soltanto da fantasia, condizioni, tempo ed energie a disposizione; ogni versante ha le sue caratteristiche di esposizione, quota, difficoltà e tipologia delle vie. Salendo e scendendo come solito più volte per canali, riflettiamo, possiamo mettere assieme anche in Appennino sviluppi notevoli e giornate decisamente piene, sicuramente un valido allenamento.
Con l’avanzare della giornata andiamo quindi a cercare nuove zone d’ombra sulla parete nordest. C’è tutto un settore, tra il Canale Centrale e il Sinistro, dove stranamente sembra non aver mai messo il naso nessuno: è una bella muraglia con qualche punto più debole al centro, dove per qualche breve canaletto e terreno misto si dovrebbe riuscire a passare. Ci sfilammo sotto in una delle poche uscite in cui il gruppo era al completo o quasi: da quel punto di osservazione ravvicinato, Nicola adocchiò un breve camino incastrato tra due roccioni e dichiarò il desiderio di aprire una via che passasse per quella logica direttiva. Più volte, nel corso dei successivi anni, ne parlò come uno degli ultimi itinerari logici rimasti inviolati in zona ed effettivamente, nonostante la brevità della cosa, Nick aveva ragione. In un successivo sopralluogo capimmo subito che quel camino dovesse opporre qualche passaggio impegnativo ma soprattutto che di ghiaccio, solitamente, lì non se ne forma affatto. Ma ormai è difficile dimenticare quella linea e i sogni mettono radici, accompagnati dal desiderio di aprire la via proprio in cordata con Nick; nelle nostre chiacchiere quella è diventata la “Via del Presidente”, in quanto Nicola è da sempre investito della carica presidenziale nell’organigramma del Fabulous Club lambruscaro.

Oggi è semplicemente il momento di andarci; il Presidente non c’è, ma difficile pensare di ricapitare qui con queste condizioni in sua compagnia. Capirà, dedicheremo a lui la via. Aggiriamo lo Sperone della Borra dei Porci senza perdere troppa quota e presto iniziamo a risalire alla base del Sinistro. Aguzzando lo sguardo si vedono delle tracce, almeno così sembra da lontano, che salgono dove siamo diretti noi. Ancora qualche fatica e ogni dubbio è sciolto: qualcuno è già salito, e tra le tante possibilità di quel settore ha scelto, logicamente, proprio quel camino! Questa “Appenninomania” ha colpito ancora e qualcuno ci ha soffiato, anticipandoci per solo un paio d’ore, anche questa prima! Accantonato lo stupore non ce la prendiamo affatto, piuttosto ci lanciamo carichi come molle nel provare questa nuova via.
Mentre martelliamo i chiodi di sosta cerchiamo di indovinare chi potrebbe averci preceduto, ma ben presto si passa all’azione. Parto io, raggiungo il passo chiave che da vicino mi incute una certa strizza: un muretto verticale con toppe di buon ghiaccio ma piuttosto distanziate, alternate a tratti di roccia scoperta. Nulla di estremo, ma richiede comunque buona atleticità; appena mi appendo alle picche mi sento insicuro e spompo, la giornata inizia a farsi sentire nelle braccia così scendo e lascio andare Edo. Lui non fa una piega, pianta un ice piton sulle rocce alla base del salto e lo sale in men che non si dica, così come il diedro-camino successivo, prima di sparire alla mia vista; sale così svelto tanto da farmi pensare che stia recuperando la corda in sosta. Invece si ferma giusto a fine corda, quando sento un urlo lontano che mi fa capire che è in sosta.
Da secondo è tutt’altra cosa e basta qualche sforzo e trazione sulle picche per salire. Il ghiaccio in fondo è buono nel primo muro, poi più sottile nel diedro successivo, dove occorre fare attenzione a non incastrarsi, fino all’uscita delicata con traverso a sinistra oltre uno spigolo. La seconda metà del tiro è su neve ben ghiacciata e sempre ripida, con qualche ciuffo d’erba o arbusto affiorante, con sosta finale su un bell’alberello. Continuo senza nemmeno fermarmi per i facili pendii superiori, un lungo “tiro” da 120 metri che porta pochi metri a monte del solito crocevia.
Riponendo la corda, pieni di soddisfazione, ci chiediamo se scendere al rifugio o lanciarci in un altro giro. Siamo ormai belli stanchi, ma soprattutto non abbiamo altri programmi per la giornata se non quelli mangerecci dal Tex; per questo, anche se ci sarebbe tempo per il quarto giro, ci accontentiamo di aver fatto in un solo fantastico giorno esattamente tutto ciò che avevamo fantasticato di fare. Difficile pretendere di meglio!!

Al Rifugio Vittoria ci accoglie, immancabile, il mitico Tex. Per noi quel “cinghialotto” è un tutt’uno con queste montagne e gli vogliamo bene come un fratello. Ci serve la birra e il panino più buoni mai mangiati – come solito siamo praticamente a digiuno da tutta la giornata – che divoriamo mentre gli raccontiamo con entusiasmo la bella giornata trascorsa. Ci svela il mistero di chi ci ha preceduti sulla “Via del Presidente”: una cordata toscana, ma stranamente non i soliti Colò e Cotelli che erano i nostri principali sospettati.
Impareremo più tardi che si tratta di L. Bianchi e M. Rontini, che chiameranno la via “Un mercoledì da leoni”. Complimenti a loro!



Risalendo verso la parete, tra i canali Sinistro e Centrale 

 In vista del tratto ripido



 Edo in azione


 Divertimento puro






 Tex arriviamoooo!

mercoledì 15 marzo 2017

Il grande giorno delle linee magiche_parte seconda

Senza nemmeno dircelo sappiamo già che direzione prendere. Le nostre fantasie su questa giornata, sviluppate nei giorni precedenti in maniera minuziosa, sono ora diventate un copione ben noto da seguire. Passiamo dalla croce senza quasi fermarci, è ancora ben incrostata di ghiaccio, probabilmente è così da un mese a questa parte. Scendiamo verso la Forcella.

La Forcella è, nella mia visione, il bellissimo centro del Monte Giovo, crocevia e luogo di transito di tantissime giornate su quella montagna. Dal pendio che la sovrasta, balcone su tutto l’Appennino modenese, si può godere di una splendida vista a picco sul Lago Santo e il Rifugio Vittoria, incorniciato da quel torrione inconfondibile, culmine dello Sperone della Borra dei Porci. Da un lato della Forcella sbuca ripido il Canale Sinistro, dall’altro passa un canaletto (Alp 99) che rappresenta la discesa più rapida verso la Borra dei Porci. Decine di volte siamo passati di qua, quasi sempre per concatenare salite; ci vuole una certa dimestichezza del posto per dirigersi verso il baratro, superare gli indugi e gettarsi a culo indietro per il canale che in partenza sfiora i 50°.
Dalla Forcella, sulla destra, in direzione della vetta, un avancorpo è solcato da un ripido colatoio: è il Fantasma del Lago, e da qui si ha una visione completa di quanto sia ripida questa vera e propria cascata nascosta tra le pieghe del Giovo. Nascosta per modo di dire, perché da questo punto è proprio lì di fronte. Non solo, si vede perfettamente anche dal piazzale del Rifugio Vittoria (beninteso bisogna sapere bene dove cercarla) ed è sempre visibile in diretta dalla webcam del Tex. Da qualunque altro punto la cascata è nascosta, come inghiottita dalla montagna. Scendendo dalla nostra scorciatoia vi si transita alla base, e uno sguardo sognante glie lo abbiamo rivolto ogni volta. Qualora ci fosse ghiaccio, questo era sempre molto sottile, spesso assente alla base e più in alto chissà; a volte si sarebbe quasi potuto salire, ma sarebbe stato impossibile proteggersi su quello strato appoggiato su placche lisce, pensavamo; altre volte il ghiaccio era cotto, scollato. Ma più spesso non c’era proprio nulla!
Non sappiamo molto sulla cascata, ma è evidente che sia la via più dura del Giovo. Altrettanto evidente che sia uno dei nostri obiettivi principali!
Difficile prevedere la formazione del Fantasma del Lago – il nome dice tutto – ma forse abbiamo ormai capito che non serve il grande freddo per farlo apparire, quanto piuttosto una quantità d’acqua abbondante, difficilmente presente visto l’invaso sommitale molto ridotto, e un buon rigelo notturno. Riparata dal sole a quota 1850, oggi dovrebbe essere al massimo della forma!

In vista della Forcella, scendiamo dal canale mentre la vista sul Fantasma è sempre più completa; capiamo subito che si può fare! Sostiamo sulla destra, stupendoci della verticalità della partenza. Qui ci ricordiamo di avere solo tre chiodi da ghiaccio, un po’ pochini per affrontare una cascata ma un numero più che ottimista per una salita appenninistica. Ci faremo bastare quelli, finalmente oggi li useremo!
Lascio volentieri andare Edo da primo, la sua esperienza su ghiaccio servirà tutta. Nel dubbio sale dritto per dritto per alcuni metri verticalissimi, tribolando a trovare ghiaccio buono, poi scompare alla mia vista. Una volta arrivato alla sosta, un provvidenziale albero sul pendio sommitale a 40 metri di distanza, mi incita a salire. Tolti i tre chiodi di sosta anche io assaggio finalmente questo ghiaccio tanto sognato. La partenza è delicata, ripida e con ghiaccio non sempre ottimo, 5 metri verticali seguiti da un tratto più appoggiato; il secondo risalto non è più facile del primo, il ghiaccio è buono ma obbliga ad alcuni passaggi atletici, ma in un attimo sono sotto il faggio a cui è appeso Edo. Proseguo senza prendere altro materiale su un terreno evidentemente più facile, 65° su neve e ghiaccio fantastici con pochi saltini più ripidi. Allunghiamo il “tiro” per circa 120 metri fino a ritrovare le nostre orme che scendono alla Forcella.
Qui ci facciamo i complimenti di rito, confrontandoci su quanto fosse duro il tiro appena salito, ben oltre le nostre aspettative, a dispetto delle informazioni raccolte in giro. Facciamo su la corda e ancora una volta ripartiamo per un altro obiettivo!


P.s.: Nella guida “Appennino di neve e di ghiaccio” abbiamo riportato difficoltà su ghiaccio di 2+/3 e pendenza di 80°. Sicuramente 3+ è un grado più appropriato, e l'inclinazione è 90°!!


...continua...



 La nostra croce di vetta preferita!

 Sopra la Forcella. Il Fantasma del Lago in primo piano, in lontananza il Rondinaio.


 Oggi il Fantasma sembra volersi concedere!


 Edo sul ghiaccio ripido


 A metà della colata




Edo appeso sopra il lago

 Il canale sopra la sosta

 Di nuovo qua sopra, pronti a ripartire!