"...il più grande alpinista al mondo è quello che si diverte di più" Alex Lowe

martedì 14 novembre 2017

Torri di Monzone - via Surmenage


Chiamatele pure le Cime di Lavaredo toscane, il Ratikon del mezzogiorno, il Verdon di casa nostra. Noi preferiamo definirle: puro piacere apuanico.
Le torri di Monzone le abbiamo scoperte da poco, ma già ci sentiamo soli se lontani dalla loro onirica roccia.
Calcare compatto giallo e grigio, completamente verticale, tagliato orizzontalmente da centinaia di sottili liste di selce: pensate di arrampicarvi su delle veneziane fossilizzate, muovendovi come eleganti serpenti; pensate di superare prima un diedro, poi un tetto, poi una fessura, poi un altro tetto - in mezzo placche verticali e quintali di eterne eteree lunghissime scaglie di selce giallastra.
Per la cronaca: avvicinamento breve ma intenso; numerose relazioni di questa e di altre vie reperibili sul web; attenzione a non uscire fuori via causa numerose file di spit (distanti ma non troppo) vicine tra loro.






giovedì 2 novembre 2017

BIVACCO GIANNANTONJ_ un balcone sul Pian di Neve



 Il Pian di Neve è la madre di tutti i ghiacciai trentini. E' un piatto catino di ghiaccio, sospeso tra terra e cielo e forma il più vasto ghiacciaio italiano. Come l'acqua in un catino pieno ha tracimato in più punti e si è riversato verso valle a nord  dando origine a tre scivoli gelati: la vedretta della Lobbia, del Mandrone e del Pisgana. Verso sud il catino è sorretto da pilastri e pareti di roccia più verticali che si tuffano nelle valli laterali che si staccano dalla val Camonica. La val di Salarno è una di queste. Ha origine in località Fabrezza dove risalendo alcuni pendii si giunge alla diga del Lago di Salarno e poco oltre si guadagna il Rif. Prudenzini piccolo e spartano punto di appoggio della valle. Qui si apre un magnifico anfiteatro dominato dalle giuglie rocciose dei corni di Salarno dove sorge il bivacco Giannantonj a 3168 m appollaitao su uno sperone roccioso a picco sulla valle. La visione della piccola costruzione in lamiera gialla dal fondo della valle pare un miraggio. In realtà il sentiero è ottimamente segnato e tracciato ed in circa 5 ore (pause comprese) raggiungiamo con Nick il passo di Salarno. E' una bella giornata di sole, i pilastri di roccia ci riparano dal vento e procediamo in maniche corte gustandoci la salita.  Rimontato il colle, compare d'improvviso il Pian di neve, e siamo investiti da forti raffiche di vento che non ci abbandoneranno più. In breve siamo al bivacco, e nonostante il sole siamo costretti a rinchiuderci dentro. Sulla porta è presente una grande vetrata che ci permette di godere del bellissimo panorama: a sinistra la vetta dell'Adamello, ed il Corno Bianco, a destra il Monte Fumo e la calotta glaciale del Dosson di Genova, appena dietro spuntano le appuntite vette rocciose delle Lobbie, in mezzo il grande catino di ghiaccio. Il bivacco è stato recentemente ristrutturato: ha 6 posti letti su tavolato con panni e cuscini. Non sono presenti materassi, ne luce nè gas, nè attrezzatura da cucina. L'acqua è reperibile dal ghiacciaio che si trova pochi metri sotto il bivacco. Una breve perlistrazione sul pian di neve ci convince che il vento, seppur forte, è sopportabile se si sta in movimento, la consistenza della neve è buona e portante, e decidiamo di salire sulla vicina cima dell'Adamello la mattina seguente.  Alle 19.30 siamo già dentro al sacco a pelo sotto 5 panni per cercare di scaldarci. Le raffiche di vento non danno tregua ed imperversano per tutta la notte sballottando la piccola casetta gialla. Alle prime luci dell'alba il cielo è coperto e la vetta dell'Adamello è dentro le nubi persa nel vento.  In breve ci prepariamo e scendiamo a valle comunque contenti della nostra visita a questo posto magico, probabilmente il più bel bivacco dell'Adamello.

La salita al Monte Adamello per la val Salarno ed il bivacco Giannantonj rappresenta una valida ed interessante alternativa alla via Terzulli. Il punto di appoggio è il rif. Prudenzini, ed il dislivello è paragonabile a quello del Rif. Gnutti in val Miller (1400 m).


 la sagoma del Concarena vista dall'ingresso della val Salarno

verso il rif. Prudenzini, in giallo la posizione del bivacco

il rif. Prudenzini


 risalendo il vallone

 
 guardando indietro

 




 
 la pietraia innevata

 
 al colle del Salarno spuntano: il Pian di neve, il Bivacco ed il vento

 
 il Nick sulle roccette finali

 


 

 

 
  il Giannantonj

 
 la finestra sul Pian di neve

 
 Giampa, Nick ed i tortelloni

 
 il Giannantonj visto dal Pian di neve

 
 pianori glaciali

 Adamello

 
 M. Fumo e Dosson di Genova

 


 

 
 si fà sera



  al riparo nella casetta

 l'Adamello perso nel vento la mattina seguente

giovedì 12 ottobre 2017

MONTE ARGENTERA_cresta Sigismondi



Bella e lunga trasferta sulla vetta delle Alpi marittime! La punta sud di Cima Argentera (3297 m) riceve le maggiori visite principalmente dalla via normale che sale dal Rif. Remondino. Si tratta di un percorso detritico che sfrutta una cengia ascendente sulla parete est e che permette di raggiungere la cima con limitate difficoltà. Sul versante sud/ovest, corre una bella e lunga cresta di roccia che sale sino in vetta con una  scalata di livello medio: la cresta Sigismondi. La roccia è buona, ed il percorso sempre aereo e divertente. Lungo la via non è presente alcuna attrezzatura e le difficoltà massime non supereno il III+. Noi abbiamo percorso tutta la cresta procedendo in conserva o conserva protetta senza effettuare mai un tiro di corda.  Si segue sostanzialmente sempre il filo di cresta, solo nella prima parte che sale a punta Purtschelle conviene  rimanere più al centro in quanto in prossimità della cresta le difficoltà aumentano, poi si segue sempre il filo di cresta che si fa via via più affilato, sino in prossimità dell'anticima dove la via spiana decisamente e per facili roccette conduce alla croce di vetta. Complessivamente abbiamo impiegato per la salita circa 4,5 ore  comprese le soste. Per la discesa al Rif. lungo la via normale considerare 2,5 ore.
Il locale invernale del Rif. Remondino è posto nel sottotetto accessibile con scala a pioli esterna, ha 12 posti letto con materassi e coperte. All'esterno è presente una fontana, ma al momento della nostra visita non erogava acqua. Tanti stambecchi nei dintorni del Rifugio, notte passata con un escursionista Francese dove abbiamo imparato una nuova parola: bouquetin (stambecco).
Percorsa la cresta in completa solitudine, in una splendida giornata autunnale, temperatura ottima, assenza totale di neve (inutile portarsi i ramponi). Inutili le scarpette d'arrampicata, inutili e fastidiosi gli scarponi rigidi, via da percorrere con scarpe d'avvicinamento.

sopra_tracciato della cresta Sigismondi vista dal Rif. Remondino
blu_punta Purtschelle
verde_punta genova
rosso_vetta Argentera sud 

 viola_piana del re (P auto)
blu_rif. Bozano
Rosso_rif. Remondino e cresta Sigismondi
verde_via normale

 in salita verso il rifugio

il rif. Remondino

 accesso al locale invernale


 compagni di viaggio

 tramonto rosso


alba sulle marittime

 al colle Freshfield inizia le cresta

 a punta Purtschelle la vista spazia lungo tutto il percorso




 aerea...

 facile...

 divertente...


 su punta Genova, inizia l'ultima sezione

 Pianura 


su e giù



 Barba felice e polleggiato


 ultime rampe



 la cresta percorsa


croce di vetta





 in discesa sulla normale_in verde la cengia diagonale sulla parete est al colle dei detriti
rosso_cresta Sigismondi


finalmente autunno