"...il più grande alpinista al mondo è quello che si diverte di più" Alex Lowe

venerdì 5 giugno 2015

Pizzo d'uccello - via Oppio-Colnaghi alla parete Nord


Al cospetto della più temibile parete di roccia del sistema montuoso tosco-emiliano non si può che rimanere intimoriti, perplessi ed entusiasti. Affrontarla vuole dire sentirsi certi di poterla superare. Ogni ritirata, nella sfera della dignitosità, risulterebbe estrema. La sensazione è quella che può dare l'acquisto di un viaggio di sola andata per una destinazione sentita, sognata ma mai vissuta. Cosa riserveranno quelle crepe che da lontano sembrano così verticali ed esposte? Programmiamo meticolosamente l'avvicinamento, prevedendo l'ascensione per il giorno contraddistinto dalla probabilità minore di trovare altre cordate in parete: non vogliamo farci e fare male. La roccia risulta nel complesso buona, ma a tratti è pessima e i camini risucchiano efficacemente ogni "sassolino" che sceglie la via della discesa. All'altezza del decimo tiro un masso di modeste dimensioni si è staccato da sotto i nostri piedi, precipitando al suolo e sconquassando i ghiaioni sottostanti, assecondando i rumori sinistri delle cave più a valle. E' per questo che sconsigliamo, d'accordo con molti altri alpinisti, la ripetizione di questa via in presenza di altre cordate. 

Lasciata la macchina nei pressi del Donegani, troviamo nel bosco che conduce alla ferrata una comoda sistemazione per il bivacco. Secondo i piani, scendiamo frettolosamente la Ferrata di Foce Siggioli e depositiamo il materiale nei pressi dell'attacco. Ritorniamo dunque alla tenda, dove mangiamo abbondantemente. Edo sembra in forma smagliante, io sto già annegando nell'acido lattico. Ci corichiamo alle sette sperando di prendere sonno al più presto, nonostante numerosi animali e un'automobilista con la passione per il clacson tentino di tutto per mandare a monte i nostri piani. Alle cinque ci svegliamo, alle sette e mezza siamo all'attacco della via. Non sappiamo ancora che impiegheremo dieci ore e mezza per percorrere il lungo sistema di camini, diedri, fessure, paretine e rampe che nel lontano 1940 Oppio e Colnaghi scovarono, in mezzo ad un mare di marmo scolpito dai venti e dal tempo. L'arrampicata è spesso esaltante, con lunghi run-out e pochi tiri chiodati. Fortunatamente, le serate da cameriere di Edo hanno dato i loro frutti e un set completo di friends ci permette di proteggere là dove è necessario. Finalmente, un altro mare ci accoglie in vetta, e tra le sue lontananze e i suoi profondi blu d'un tratto cancella la fatica e la frenesia della salita. Forse è il momento più magico: d'un tratto scompaiono i 660 metri di roccia verticale, l'ombra del nord, la precarietà dei chiodi e ti abbraccia il mare e il sole e i boschi della valle di Vinca. Ritorniamo alla tenda che ormai è già buio. "Cuciniamo" l'ultima zuppa e saltiamo in macchina, verso la solita Formigine. Un'avventura coi fiocchi, gustata nel modo migliore; un brivido da esplorazione denso e particolare. Dedichiamo questa salita al nostro Presidente nonché instancabile motivatore!

Note tecniche: noi abbiamo seguito l'eccellente relazione dei Sass Baloss. Tutto ha coinciso alla perfezione, tranne alcune cose che qui riportiamo:
1) non si trova più un solo spit in tutta la via, solo alcuni mozziconi qua e là;
2) lungo il tiro 7 sono presenti 3 soste; noi abbiamo scelto la prima (non relazionata dai Sass) e questo ci ha impedito di arrivare con i 60 metri di corda alla S8 (lotta continua); consigliamo quindi di fermarsi ad una delle due soste successive (2 chiodi entrambe);
3) la via è davvero poco esposta, salvo alcuni brevi tratti facili (le rampe), da cui si gode di un meraviglioso quanto verticale panorama;
4) la sosta 16 si trova dopo circa 55 metri dalla sosta 15, su una paretina inclinata (2 chiodi), prima che il camino si restringa e diventi verticale; non accorgendocene, abbiamo sostato su un masso dentro al camino;
5) la sosta 17 è da attrezzare su spuntone all'uscita del camino, prima del tratto marcio (sotto la cima del seconda pilastro)
6) a noi il martello è servito solo per integrare la S10, forse non necessario.




Sulla ferrata


La via dei Genovesi


L'attacco



La rampa e poi, al centro, il primo canale-camino




L2


L5


L6




Serietà


L'unica vera Opposizione


L7



S8


La ferrata dalla parete


L9



Il secondo pilastro ci guarda sornione




Il fantastico diedro di L13



Uno dei rari tratti esposti, L14



Sulla cima del secondo pilastro


Ore 18:30!



Selfie di vetta



1 commento:

  1. Complimenti!! Nicc dal tuo racconto sembra un trekking la salita!! Edo direbbe "...carina.." ormai siete una cordata infermabile!!

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