"...il più grande alpinista al mondo è quello che si diverte di più" Alex Lowe

mercoledì 24 settembre 2014

Cima D'Asta


La Cima d'Asta spunta un pò come un'isola a sud est della catena dei Lagorai. Fa parte di un ambiente dall'aspetto molto affascinante, caratterizzato da rocce di scuro granito e laghetti alpini. Le valli che contornano il gruppo e la cima principale mantengono intatto quell'ambiente selvatico che è tipico dei posti poco frequentati. Sicuramente a torto in questo caso. Anche solo perchè dalla vetta il panorama è pressoché sconfinato. Complice anche la fobia dell'allenamento, dopo la notte nei pressi di Malga Sorgazza, ci addentriamo curiosi nel cuore del gruppo.  Piccolo angolo sublime del Trentino.
(Foto sopra: Val Sorgazza al mattino)









Rifugio O. Brentari, in posizione d'eccellenza







La cresta Col del Vento che scende aspra verso nord







Bivacco Cavinato poco sotto la cima (2 posti letto, no acqua no coperte)








La meravigliosa parete sud di Cima d'Asta



lunedì 15 settembre 2014

Cima di Jazzi (tentativo)


C'è una parte del Monte Rosa davvero poco celebrata. Ed è la porzione che va dalla Punta Nordend allo storico valico del Passo Monte Moro. Questo susseguirsi di cime, delimitato a sud da quella che è la Cresta Signal, forma la conca di Macugnaga, sicuramente uno dei posti più strepitosi delle Alpi italiane. Ci incamminiamo per conoscerne una parte, incuriositi anche dalle poche o datate informazioni che si trovano in giro su queste cime "minori". La maestosa parete est del Rosa ci accompagna mentre saliamo all'ex rifugio Eugenio Sella, ormai incustodito e adibito a bivacco. Il ricovero si trova su un pulpito roccioso appena sotto il malridotto ghiacciaio di Roffel e per raggiungerlo bisogna affrontare circa 1700 metri di dislivello dal paese. Sebbene l'interno sia in evidente stato di abbandono, ci adattiamo bene al luogo strepitoso godendoci la serata a picco su Magugnaga. Qui il rumore delle folle dei ghiacciai è molto molto lontano.

 Il bivacco è fornito di circa 30 posti letto con materassi ammuffiti e coperte in abbondanza; c'è un fornello con bombola di gas perfettamente funzionante e alcune vettovaglie; a 15 metri dalla terrazza scorre un ottimo ruscello; la stufa interna è inutilizzabile causa canna fumaria rotta e all'esterno c'è anche un pannello solare che però pare scollegato. 

La mattina seguente ci dirigiamo verso la cima di Jazzi, massiccia elevazione sulla cresta di confine. Si sale una parete rocciosa partendo appena fuori dalla porta del bagno, che con facili passaggi di II° conduce al sovrastante ghiacciaio di Roffel. Subito dopo attraversando un pendio crescente si giunge alla parete rocciosa che separa dal passo del nuovo Weisstor. Qui l'itinerario non pare presentare grosse difficoltà. Il problema è che viene giù tutto. Al mattino presto, gli sfasciumi gelati sembrano anche tenere, ma l'esposizione perfettamente a sud ne fa successivamente un luogo da evitare. Dopo qualche indecisione, sapendo che dovremo ripercorrere il canale al ritorno, decidiamo di rinunciare. Due doppie attrezzate letteralmente su detriti ci riportano sul ghiacciaio, mentre evitiamo la continua caduta di pietre. Senza ripensamenti scendiamo all'ormai familiare bivacco Sella. 

Considerazioni: forti dell'esperienza e di quello che confermano parecchie persone in valle (guide comprese) sconsigliamo vivamente questa storica via normale. Le condizioni sono in continuo peggioramento e l'itinerario è molto pericoloso. Per raggiungere la cima di Jazzi da Macugnaga ci sono però altre due interessanti possibilità. O compiendo la "traversata dei camosci" dal Passo Monte Moro, con pernottamento al bivacco Città di Luino e continuando sul ghiacciaio Findel sul versante svizzero. Oppure salendo la più bella e sicura "via delle guide" che parte sempre dal bivacco E. Sella e sale alla vetta seguendo un sistema di cenge nevose e piccoli salti rocciosi.



La Est


Sbuca la cima di Jazzi









Cresta Signal e Gnifetti





In penombra: ex rifugio Eugenio Sella (3029 m)









Pendio del ghiacciaio di Roffel





Tutto attorno è solo sfasciume 





Gnifetti, Zumstein, Dufour, Nordend



Cima di Jazzi





In alto un vero nido d'aquila: il bivacco città di Luino





lunedì 8 settembre 2014

Aiguille de Rochefort

Come lasciarsi sfuggire una così ghiotta occasione per una scampagnata in quota!? Lasciamo perciò da parte i doveri domenicali per una puntatina in zona Bianco, un mordi e fuggi rapido e indolore ma pieno di soddisfazioni e panorami mozzafiato. 
Montiamo al volo su una delle ultime corse della funivia che ci porta al rif. Torino, da qui in breve saliamo al Col de Rochefort dove installiamo solitaria la nostra tendina. 
L'indomani la sveglia suona più tardi del solito, essendo questa volta in pole position poco sotto la muraglia di accesso al Dente del Gigante, che affrontiamo alle primissime luci dell'alba. Nonostante la meta sia l'estetica cresta di Rochefort, negli zaini abbiamo anche qualche materiale e scarpette da roccia, nel caso ci venga voglia di salire un così estetico incisivo. 
Raggiungiamo la Gengiva tramite un itinerario non obbligato e molto evidente, con tratti di neve in ottime condizioni e facili roccette. A questo punto si apre la vista sulla cresta, non a caso uno degli itinerari più famosi e frequentati delle alpi: siamo infatti in uno dei luoghi più belli al mondo e, nonostante la vicinanza di impianti di risalita e turisti, si è totalmente immersi in un altro mondo, fatto di guglie di granito trabordanti di ghiacci luccicanti; ovunque si volga lo sguardo, montagne appuntite che rimandano alle imprese eroiche dei tempi passati e che invitano fanno sognare nuove avventure. 
Proseguendo sulla cresta affilata, attraverso la fotogenica meringa e diversi passaggi esposti, sempre su ottima traccia, siamo in breve alla base della mole rocciosa dell'Aiguille, un centinaio di metri di facili rocce che terminano sull'aerea vetta. Da qui la cresta prosegue verso il Dome de Rochefort e le Jorasses, ma decidiamo di tenerla per la prossima volta. Così come rimanderemo il Dente del Gigante, decisione aiutata dal gelido venticello che ci ha accompagnerà per tutto il giorno.
La discesa è anch'essa veloce, necessarie solo un paio di doppie nelle rocce sotto la vetta, e in men che non si dica siamo di nuovo in tenda a fare un pisolo, prima di farci riportare a valle dalla funivia.

Nel complesso una gita di grande soddisfazione e varietà, panorami incredibili, difficoltà contenute ma necessità di attenzione continua, ottima compagnia. Ciliegina sulla torta il camping d'alta quota!

Uscita effettuata il 30-31 agosto



La famosa meringa


La parte nevosa della cresta





Una fantastica vetrina sui colossi di granito del Bianco

Alla base dell'ultimo tratto di rocce

Facile arrampicata

Di qui si prosegue per creste più impegnative...