"...il più grande alpinista al mondo è quello che si diverte di più" Alex Lowe

lunedì 23 aprile 2012

Il Corno piange il suo Custode: ciao Alberto


E' notizia di cronaca, oggi pomeriggio è stato recuperato il corpo senza vita di Alberto alla base del Canalone dei Bolognesi, sulla parete Est del Corno alle Scale, dove era disperso da sabato.  Ingegnere di 44 anni, era Professore ordinario all'università di Bologna. Di certo non spetta a noi rievocare questo suo lato professionale, senz'altro serio e brillante, e nemmeno spetta a noi dare risposte al dolore dei suoi famigliari ai quali va tutto il nostro più sincero ed autentico pensiero. Assiduo frequentatore dell'appennino, Alberto lo abbiamo conosciuto di persona due anni fa ad aprile, nel modo più vero, più bello... ci siamo incontrati in una limpida mattinata di fine inverno proprio alla base del risalto ripido del Canalone dei Bolognesi, lì, esattamente dove ci ha lasciati. Fu un incontro particolare, quasi emozionante, ai suoi occhi eravamo i primi ed unici ospiti della Est che lui stesso incontrava dopo 80 salite della parete (ad oggi Alberto ha salito più di 100 volte la parete Est del Corno alle Scale). Quel giorno salimmo insieme, tutti in prima assoluta, il Canale dei Bolognesi con enorme soddisfazione. Fu compagno di cordata improvvisato per un giorno, ma la complicità fù istantanea. Ricordo con piacere le divertenti conversazioni di quei momenti intensi, lo soprannominammo "il Custode della est del Corno" e lui ne andava fiero, ne conosceva i segreti di ogni cenga rocciosa, d'altronde al Corno ha dedicato gli ultimi momenti più belli della della sua vita sportiva.
Qui la cronaca di quella giornata al Canalone dei Bolognesi.
Alberto amava un alpinismo solitario, avventuroso, ricercava itinerari dove raramente si faceva la fila, ma non per questo scontati e senza senso, anzi... Non era la difficoltà che cercava ma l'immensità della montagna, il suo volto più segreto, era uno che in montagna sapeva sognare, senza far rumore, senza aver bisogno di dimostrare niente a nessuno. E' questa l'impressione che ci ha lasciato in un paio di uscite fatte in sua compagnia. Un ingegnere di 44 anni con un ruolo nobile, come una cattedra ad ingegneria a Bologna, che ogni sabato di sole, dopo una settimana di lavoro e con una famiglia a casa si avventura per più di 100 volte su una parete di roccia e ghiaccio, spesso da solo, e a che scopo?? Un pazzo, penserebbe chiunque! Una persona con problemi esistenziali, una persona che ha perso il senso della vita reale... Ed invece chiaccherando con lui emergeva una persona straordinariamente normale, che non faceva dell'andare in montagna il senso della vita, ma ne faceva un luogo dove imparare gli insegnamenti della vita, dove  ricercare quel carico di energia che ti trasmettono questi spazi straordinari. Non credo che Alberto sia stato tradito dalla sua montagna, ma piuttosto che abbia pagato a caro prezzo il rischio che noi tutti alpinisti corriamo per rincorrere e realizzare i nostri sogni di libertà interiore. Ciao Alberto, noi Alpinisti del Lambrusco crediamo, promuoviamo e viviamo quotidianamente questa tua filosofia dell'andar per monti e continueremo a seguirla, certi che rincorrere i propri sogni  non sia mai una scelta sbagliata.


Nella foto: Alberto (in centro) e due alpinistidellambrusco in vetta al Corno alla Scale, all'uscita del Canalone dei Bolognesi il 2 Aprile 2010



2 commenti:

  1. Mi hai indicato la strada in montagna, mi hai indicato la strada nella ricerca. Voglio ricordarti alla base del Corno, felice come un bambino che entra la prima volta al parco giochi, anche se eri gia' salito piu' di 100 volte. Ciao Alberto.

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  2. Un altro "Uomo" che ci lascia :-(

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