"...il più grande alpinista al mondo è quello che si diverte di più" Alex Lowe

mercoledì 15 giugno 2011

Storia dell'alpinismo: Emilio Comici


Nel periodo tra le due guerre, tra il 1925 e il 1940, l’arrampicata su roccia ebbe come incarnazione della sua bellezza un unico protagonista, che per doti e personalità certamente spiccava su tutti gli altri in quegli anni. Si tratta di Emilio Comici. Descrivere questo personaggio, tanto significativo quanto complesso, non è impresa da poco. Certamente si può cominciare dicendo che fu un fuoriclasse, e che nel giro di un limitato arco di tempo fece fare un grosso balzo in avanti all’alpinismo su roccia, gettando forse già da allora le basi del moderno free climbing. Nato a Trieste nel 1901, inizialmente si approccia agli ambienti selvaggi dedicandosi alla speleologia, attività molto diffusa da quelle parti grazie alla presenza delle numerose grotte carsiche. A metà degli anni venti la svolta. Abbandona l’esplorazione delle cavità sotterranee per dedicarsi anima e corpo all’alpinismo. Le pareti della bellissima Val Rosandra, un canyon scavato nel calcare dal torrente omonimo, a pochi km da Trieste, sono un banco di prova ideale in preparazione a salite più impegnative. Proprio nella valle triestina, che dal 1996 è Riserva Naturale, nascerà la prima scuola di arrampicata italiana con il sostanziale contributo del grande scalatore. Il 1929 è un anno molto significativo: sulla nord ovest della Sorella di Mezzo, nel gruppo Sorapiss, Emilio Comici apre quella che probabilmente è la prima via di VI grado Italiana.  Nel 1932 lascia Trieste e si trasferisce a Misurina per esercitare il mestiere di Guida Alpina-Maestro di sci. L’anno successivo, il 1933, vede la riuscita di una delle più belle imprese di Comici. Il 12 e il 13 Agosto infatti, assieme alle due guide di Cortina, i fratelli Dimai, porta a termine la prima salita assoluta sulla parete nord della Cima Grande di Lavaredo. Un impresa epica, conclusasi dopo 2 giorni di lotta furiosa tra roccia e temporali, che vede la realizzazione di un itinerario molto impegnativo. Ancora oggi sognato e temuto da molti alpinisti, si sviluppa per 550 metri con difficoltà fino al V+ e A1 (ripetuto in libera fino al 6b). La linea fu anche criticata ai tempi dell’apertura per il presunto abbondante impiego di mezzi artificiali. Nel 1937, Emilio Comici  azzera tutte le polemiche ripetendo la sua stessa via sulla nord della Cima Grande da solo e completamente slegato, lasciando impressionato il popolo alpinistico. Finalmente, nel 1938 la posizione lavorativa dell’alpinista triestino si consolida in Val Gardena, dove diventa direttore della scuola di sci nella località di Selva. In quel periodo è all’apice del suo successo, stimato da molti, è una persona semplice e un artista in montagna, dove cerca prima di tutto l’eleganza, sia nei movimenti come nella linea di salita. Un vero danzatore sulla roccia insomma, leggero e armonioso. Nel 1940 l’abilità di Emilio Comici si esprime in un’altra incredibile impresa. Con un solo bivacco in parete apre, assieme a Severino Casara, una via direttissima sulla parete nord del Salame del Sassolungo, imponente torrione dall’aspetto ben poco accessibile situato nel cuore del gruppo. La via, esposta a nord e quindi in ambiente tetro e gelido, si sviluppa per 400 metri e oppone difficoltà fino al VI+. Con oltre 200 nuove vie sulle Dolomiti, di cui parecchie con difficoltà estreme, Emilio Comici può essere considerato un vero precursore dell’arrampicata moderna e uno dei più grandi scalatori su roccia di sempre. Moltissimi sono i rifugi a lui dedicati sui Monti Pallidi, e il ripetere una sua via è ancora oggi desiderio di tutti gli alpinisti. La fine della sua vita è legata ad un tragico incidente, che avvenne nell’autunno del 1940 in Vallunga, una diramazione della Val Gardena. Il destino ha voluto che dopo tante imprese di alpinismo eroico su strapiombi e vuoto vertiginoso, l’errore fatale avvenisse su una paretina di allenamento quasi “banale”. Il cordino che lo legava all’ancoraggio infatti, probabilmente marcio all’interno, si tranciò in due mentre si sporgeva, facendolo precipitare nel vuoto senza possibilità di salvezza. Fu il triste epilogo dell’angelo delle Dolomiti, come era soprannominato Emilio Comici. La sua poesia vive tutt’ora sulle pareti e nelle valli dei Monti Pallidi.

Letture di approfondimento consigliate:

Alpinismo Eroico di Emilio Comici, ed. CDA &Vivalda
L’arte di arrampicare di Emilio Comici di Severino Casara, ed. Hoepli


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