"...il miglior alpinista al mondo è quello che si diverte di più..."

sabato 14 maggio 2016

ZUCKERHUTL 3507 m: UNA COLAZIONE A PANE E ZUCCHERO

 

Dopo la salita alla Wildspitze di aprile, la nostra esplorazione del Tirolo continua con la valle dello Stubai (Stubaital). Lo Zuckerhutl, è la cima più alta di questo gruppo di montagne, conosciute come Alpi dello Stubai (Breonie occidentali) e comprese tra il Passo del Brennero ad Ovest e le Otztaler Alpen ad est. Sul lato Italiano lo Zuckerhutl è noto col nome di Pan di Zucchero, ed i ghiacciai che scendono su questo versante hanno dato origine alle note valli di Vipiteno: Val Ridanna, Val di Giovo e Val di Fleres. Mentre L'accesso al Pan di Zucchero dal versante italiano risulta lungo, faticoso, e tutto da guadagnare, sul lato austriaco gli impianti del comprensorio sciistico del Stubaier Gletscher permettono di evitare interamente il lungo avvicinamento rendendo possibile compiere questa bella salita, in giornata anche per noi della Pianura Padana. 
Con Paolo, fortissimo scialpinista del lambrusco, meditiamo un'idea apparentemente folle. Il tempo risicatissimo che abbiamo a disposizione, con un coprifuoco nel pomeriggio di domenica, ci impongono un bel timing della salita. Per rispettare i tempi dobbiam essere in vetta giusto all'ora di colazione!
Partiamo a notte fonda da Formigine e mentre risaliamo la parte bassa della Stubaital già ci appare il ghiacciaio del Sulzenauferner, bianchissimo, da cui spuntano il Pan di Zucchero e la Cima del Prete. Alle 7.10 siamo tra i primi al parcheggio ed un 'ovovia a due tronconi ed una seggiovia ci depositano al passo dello Jochdohle. La giornata è splendida, ed il solo panorama sul Tirolo vale già il viaggio. Ci abbassiamo nel vallone sottostante con un ripido traverso, poi risalendo dolcii penddi e valicando il Pfaffenjoch, siamo finalmente nel pianoro del ghiacciaio di Sulzenau. Siamo praticamente soli, ci precedono solo 3/4 scialpinisti che si disperderanno velocemente, e ci godiamo il silenzio del circondario che ci abbraccia. Davanti a noi la catena nord del Pan di Zuccero, separata dalla vicina Cima del Prete da un piccolo colle, poco dietro si eleva la bastionata rocciosa della Cima di Malavalle e Cima Libera. A nord, 2500 m sotto di noi, osserviamo con un punto di vista invertito rispetto a poche ore prima, la linea verde della Valle di Stubai che contrasta con il bianco della neve circostante.  Ad est si estende lo sconfinato gruppo delle Otztaler Alpen dove svettano le cime della  Wilspitze, Pallabianca ed il Gruppo del Similaun e Cime Nere. Cambiamo assetto, e con piccozza e ramponi saliamo il ripido  canale (tratti a 45°) sino alla imponente croce di vetta. Consumiamo la nostra colazione, mentre sul ghiacciaio spuntano decine e decine di scialpinisti. Tornati al colle, un rapido sguardo all'orologio non ci permette di fare altro, lasciamo l'ormai caotica cima del Pan di Zucchero e mentre tutti sono ancora impegnati in salita noi iniziamo la discesa. La neve in alto ed a nord tiene bene e riusciamo a fare anche qualche curva su powder. Al  sole invece fa davvero caldo e la neve smolla parecchio. Risaliti al Fernaujoch, si scende velocemente per le piste sino all'ultimo troncone dell'ovovia che ci riporta a Mutterberg. Sono le 14.00, e deliziati dalla nostra colazione ci rimettiamo in marcia verso casa. Una nuova valle visitata ed un'altra bella cima salita, ci stiamo prendendo gusto con queste cime Tirolesi e sicuramente torneremo per altre "appetibili" mete.

Vista sul Pan di Zucchero dall'alta valle di Stubai
www.bergfotos.com_www.almenrausch.at

In rosso la salita, in blu la seconda parte della discesa attraverso le piste

 la stazione dello Stubaier Gletscher in località Muttelberg

in rosso il primo tratto di salita visto dallo Jochdohle, in blu la variante seguita in discesa

 in cammino...
 ...verso il valico dello Pfaffenjoch, un balcone sulle Otztaler Alpen

Wildspitze e Weisskugel (Pallabianca)

contemplazione sul Sulzenauferner


Lo Zuckerhutl (Pan di Zucchero)

soli 

  Wilder Plaff (cima del Prete)


sul pendio finale




Paolo in modalità alpinista

Top!




In vetta allo Zuckerhutl 

in contemplazione

 Il Rif. Cima Libera ed il Rif. G.B. al Bicchiere


Cima di Malavalle

 contrasti sulla Stubaital

 qualcuno ci insegue

 in coda per il "pranzo" sul Pan di Zucchero....per noi è ora di scendere

dolce e...

...zuccheroso...

 powder!!

 di nuovo al colle


 ...spensieratezza...

 
arrivederci Tirol

mercoledì 11 maggio 2016

Luna nascente allo Scoglio delle metamorfosi - Val di Mello

(courtesy by planetmountain.com)

Niente di Mello della val di Meglio! Si e poi si: davvero una goduria di valle, una valle perfetta, divisa da un fiume azzurro sui fianchi del quale crescono alberi e massi scuri, accartocciata intorno a lisce ed incombenti pareti di granito grigio, densa di storia e di storie, di sogni, di donne e uomini trascinati dal vento del cambiamento...
E' nell'aria umida di Formigine che i nostri fanali cercano un senso, una direzione. E' passata mezzanotte da appena mezz'ora. In pochi minuti raggiungiamo l'autostrada, verso Milano, poi Lecco, direzione Sondrio, Val di Mello. Qui, verso le 4 di mattina, un susseguirsi di camper, tende, macchine ed ogni tipo di accampamento si manifestano ai nostri occhi increduli e stanchi: davvero tra poche ore avremo la possibilità di vivere quell'avventura tanto cercata? Pare di si: quando, alle 7.30, ci svegliamo siamo gli unici in tutta la valle. Il boulder è uno sport mooolto faticoso, soprattutto dopo la mezzanotte. Sono in pochi a tirar fuori il naso fuori dal sacco a pelo. La colazione aiuta a guardarci negli occhi: siamo in tre e tra di noi c'è chi non ha mai salito una via lunga senza spit, chi non ha mai salito su granito e chi vorrebbe essere ancora a letto. Ce ne faremo una ragione! Un pulmino, dalla frazione di San Martino, ci deposita all'imbocco della Val di Mello. Una signora anziana ci racconta che suo padre scalava: corda di canapa e scarponi, la moglie arrabbiata, le mucche a volte lasciate senza pastore; suo zio faceva il cacciatore e solo lui sa cosa riusciva a scalare!
Con buon passo alle nove e mezza siamo all'attacco della via, dopo una bella e faticosa salita nel bosco. Davanti a noi due "sole" cordate. Il primo tiro, VII, bensì boulderoso, è breve: una bella sveglia decisa! Il secondo tiro impegna le nostre dita: sempre VII, in traverso sotto un tetto. Nic vola a metà del traverso: stava ancora sognando di poter scalare sulle orme di Antonio Boscacci, Mirella Ghezzi e Graziano Milani senza ancora comprendere di stare già letteralmente calpestandole! Dopo il traverso una serie di fessure in Dulfer di una vertiginosa bellezza conducono all'occhio del falcone: un delicato traverso, con qualche passo in discesa (o un pendolo sicuro) conducono ad una larga fessura. L'arrampicata, finora, ha offerto diedri, camini, traversi, tetti: ma qui essa si evolve, esce dagli schemi conosciuti e si proietta in una nuova dimensione, logicamente incomprensibile. La fessura continua, stringendosi sempre di più fino a strozzarsi del tutto sotto un piccolo alberello. Da qui comincia il traverso sprotetto su vena di quarzo, su cui spalmare per bene tutta la vibram possibile delle scarpette. Davanti a noi, nel frattempo, una cordata dall'inequivocabile accento prussiano si attarda, tappandoci e rallentando la nostra salita. Quando ci troviamo all'ultima sosta, prima di una delicata placca di V senza né un piede né una mano visibile, attardati dai tre sassoni, avvertiamo il ticchettare di qualche goccia di pioggia. Già ci vediamo appesi a pochi metri dalla vetta, in attesa dei soccorsi, mentre una cascata ci inonda senza pietà. Balziamo letteralmente verso alto, perdendo di vista protezioni, cautele, precauzioni e, per fortuna nostra e dei nostri anticorpi, siamo in cima prima che la pioggia inizi a rendere impraticabile l'arrampicata.
Complimenti a Franz e a Edo e alla loro eleganza in fessura!
Ritorniamo in valle sinceramente felici e molto stanchi. A due di noi aspetta un lungo viaggio verso casa, in cui le parole scambiate si conteranno sulla punta di un dito. All'altro, una doverosa festa saturdiana attende di essere trascorsa. A notte fonda ripiombiamo nei nostri letti, convinti che tutto quanto sia accaduto da un'altra parte e in un altro tempo, quando ancora era tutto possibile ed era sottile la differenza tra divertimento e impresa.


Precipizio degli asteroidi


Sassi e fiume


L'attacco


Il materiale (utilissimo!)


Il primo e il secondo tiro


La seconda sosta


Franz alla prima sosta


Nic sotto il primo passaggio ostico



Camino (e deviazione per Polimagò)



Dopo il tetto di VII



Seconda sosta


Il disgrazia ci osserva, ignorandoci


Terzo tiro




Quarta sosta dal quinto tiro, sotto l'occhio del falco


L'occhio del falco visto dalla discesa


S6


Il traverso di III su vena di quarzo


S7


Ultima placca sprotetta


 Il maltempo incombe sul Disgrazia...e su noi!


Sosta da manuale


Vetta!




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