"...il più grande alpinista al mondo è quello che si diverte di più" Alex Lowe

venerdì 6 settembre 2019

Cresta Marimonti: spigolo di granito alla Punta Sertori


Per gli Alpinisti del Lambrusco Ferragosto vuol dire alta quota e gita sociale. Quest'anno un po' anomalo però ha sparigliato le carte, e all'appuntamento estivo non tutti avevamo la stessa voglia di calpestare ghiacciai sofferenti, dai quali giungevano a raffica notizie di crolli e instabilità. Io e il Nonno optiamo quindi per rispolverare le nostre abilità arrampicatorie, ormai sopite dall'eccessiva inattività, approfittandone per fare una visita a luoghi per noi nuovi, immancabili ed iconici come pochi altri: i colossi di granito della val Masino. L’obiettivo: la Cresta Marimonti alla Punta Sertori, dovrebbe soddisfare alla grande la nostra voglia di arrampicare senza presentare difficoltà eccessive; la successiva traversata al Badile per la cresta Est è l’ambizioso obiettivo finale.

Ci carichiamo quindi la tenda in spalla e ci lasciamo volentieri alle spalle il caos della val Masino salendo la bella val Porcellizzo fino al Rif. Gianetti, nei pressi del quale allestiamo il campo base, accompagnati da un gregge di pecore fin troppo curiose. Circondati da simili cattedrali di granito ci sentiamo immersi in queste vette tutte da scalare; il Pizzo Badile ci sovrasta benevolo scrollandosi via la nube che lo incappucciava nel pomeriggio.

L’indomani ci muoviamo che è ancora buio e raggiungiamo l’attacco mentre sorge il sole. La notte è stata più fredda del previsto e ad arrampicare in quel camino si gela. L’assaggio di quel granito comunque ci aggrada e proseguiamo per qualche tiro fino a ritrovare volentieri il sole. 
Decidiamo ora di complicarci un po’ le cose: il Nonno lasciando cadere il suo secchiello; io sbagliando completamente un tiro, andando a zigzag su terreno più difficile e roccia infida. Mentre torniamo sulla retta via ci sorpassa una cordata di tre bergamaschi, con cui condivideremo la salita, ma che soprattutto ci presteranno un secchiello semplificandoci non poco il resto della giornata. Procediamo quindi spediti su bella roccia e arrampicata piacevole, sempre a tiri, tutta da proteggere. La giornata è splendida e la salita è allietata da un panorama di prim'ordine. Aggirata la prima delle Cuspidi Ferrario cavalchiamo il filo affilato ed estetico della seconda, il passo più caratteristico della salita, in massima esposizione. Con altri 4 tiri, sempre a ruota dei bergamaschi, raggiungiamo la Madonnina della vetta. Arrampichiamo da più di 7 ore, 13 tiri, vediamo il Badile ancora lontano e decidiamo di rinunciare alla traversata; attendiamo scomodamente il nostro turno per calcare la minuscola vetta prima di gettare le corde doppie per la discesa.
Dopo circa 8 calate e senza troppi inghippi siamo sulla pietraia alla base di Punta Sertori. Ci attende, dopo una birra coi nostri nuovi amici al rifucio, un’altra fredda nottata al campo base, per goderci al meglio la piccola fuga tra i monti e prima di tornare al caldo della pianura.

Salita effettuata il 13-15/08/19


In vista del Rifugio Gianetti

 Il nostro campo base, condiviso stanotte con due ragazzi scozzesi.
Sullo sfondo Pizzo Badile, Punta Sertori e Pizzo Cengalo

 La pressoché costante compagnia ovina



 Il camino dei primi due tiri (ma meglio farne uno solo ignorando la sosta sulla sinistra)



 Arrampicata divertente


 Bel passaggio (ma le corde tirano a manetta!)



Il Cengalo e lo Spigolo Vinci ci fanno conpagnia

Dalla vetta, il Badile troppo lontano... alla prossima!

domenica 7 luglio 2019

SULLE CRESTE DEL CATINACCIO_CRESTA SUD


 

 Alzi la mano chi non è mai stato al Rif. Gardeccia. Quasi impossibile, per un frequentatore di montagna, non essere passati da quelle parti da bambini e non solo. Una conca prativa dalla quale si innalza la parete sud-est del Catinaccio che con il suo caratteristico profilo incornicia uno degli scenari più belli e fotografati delle Dolomiti. La croce di Cima Catinaccio 2981 m è un sogno proibito per tanti escursionisti, la via più facile che sale in vetta è infatti una via di arrampicata che seppur breve e non troppo difficile (max III+) fa comunque una bella selezione dei pretendenti alla cima. Decidiamo di tenere quest'ultima come via di discesa e di salire per la più bella e divertente cresta sud compiendo un'elegante traversata, nel complesso sarà un gitone d'ambiente che ci regalerà una bella soddisfazione.
Saliamo sabato pomeriggio al rif. Fronza alle Coronelle dove poco distante montiamo la tenda. Da qui è impressionante vedere i danni ai boschi circostanti causati della tempesta dello scorso autunno, il paesaggio è stravolto.
Domenica mattina poco dopo le 5 siamo in cammino lungo il sentiero Santner, dopo circa 30 min lo si lascia per puntare all'evidente forcella sud che si raggiunge con tratti di facile arrampicata. Qui parte il tratto alpinistico, ci leghiamo e procediamo a tiri fino alla cima sud (12/13 tiri complessivi). Il primo tratto per rimontare la cresta non ha percorso obbligato e mi ritrovo da subito su una variante più ripida. Dopo 3 tiri siamo in cresta dove si apre un panorama dolomitico spettacolare con i pinnacoli di roccia che sbucano tra le nubi. Procediamo, con altri 3 tiri sull'esposta cresta "a pettine" tra guglie, traversi e paretine sino a sotto il muro giallo. Cedo ora il comando al Nonno che, dopo un tiro di riscaldamento, supera agevolmente anche il tratto più ripido della via dove una simpatica chiave infissa nella parete ci ricorda (non che ce ne fosse bisogno) che è il passaggio chiave della via. Sono circa 8 m verticali in forte esposizione, dove tuttavia gli appigli non mancano ed anche diversi chiodi infissi nella parete proteggono molto bene questo tratto. Ora le difficoltà calano, ed in breve sbuchiamo a cima sud. Cambiamo assetto, corde nello zaino, infiliamo le scarpe da trekking e percoriamo il tratto di cresta che ci separa dalla vetta principale che raggiungiamo in circa 30 minuti con tratti camminati e facili roccette. Dopo aver osservato per tanti anni i profili del Catinaccio dal basso, siamo finalmente alla croce di vetta circondati da un universo di roccia con una prospettiva da privilegiati! Il Catinaccio d'Antermoia ci fronteggia, le torri del Vajolet giocano a nascondino con le nubi, mentre davanti a noi si innalzano i pinnacoli rocciosi della Croda di Re Laurino. Scendiamo ora per la cresta nord, si procede con facili ma esposti passaggi sospesi tra i soleggiati precipizi della parete sud-est ed i vapori di nuvole che risalgono da nord sino ad incrociare un colletto dove partono le corde doppie lungo il canale della via normale. In realtà la via normale risale leggermente più a sinistra (orografica) e pertanto le calate a corda doppia lungo l'angusto canale si utilizzano solo per la discesa. In 3 calate (corde da 50 m) siamo alla base. Devo dire che questo tratto di parete dove sale la via normale (che osservavamo da tempo) è abbastanza deludente, in quanto breve, monotona, e poco invitante. Decisamente un altro mondo rispetto alla soleggiata, aerea e varia cresta sud che con difficoltà di poco superiori (per un breve tratto) ti accompagna in un viaggio sulle creste del Catinaccio.


 l'elegante profilo del Catinaccio visto dalla conca del Gardeccia, in rosso la cresta sud
(foto da Wikipedia)

il percorso visto dal Rif. fronza

 in blu il sentiero attrezzato Santner, in rosso la cresta sud di salita, in verde la via normale di discesa
ACCESSO: la via parte dalla forcella sud, raggiungibile sia dal rif. Gardeccia che dal rif. Fronza con difficoltà equivalenti. Da quest'ultimo l'accesso è più breve come è più breve il rientro sfruttando la via via ferrata Santner.
DIFFICOLTA' CRESTA SUD: prevalentemente III, un pò di II qualche passaggio di IV. Il passaggio chiave è ripido e non banale ma abbastanza breve (IV+/A0). Ottima la relazione e lo schizzo di via della guida di Bernardi. Chiodi presenti solo nei tratti più ripidi. Le soste presenti sono circa la metà, le restanti si fanno comodamente su spuntoni. Corde da 50 m sufficienti. Utili friend e dadi.
TEMPI: totale traversata comprese soste_ 10/11 ore, Tempi parziali da noi impiegati:rif. Fronza-forcella sud_1 ora; forcella sud-cima sud_5 ore in cordata da tre; cima sud-cima nord_30 min, cima nord-rif. Santner_1,5 ore; rif. Santner-rif. Fronza_1,5 ore. Dal rif. Fronza all 'innesto della via normale non abbiamo incontrato nessuno.


 il campo tenda

 la cresta sud sabato al tramonto

 crepuscolo

 il profilo di Alle alla forcella

 sui primi tiri

 profili dolomitici

in cresta

ambiente spettacolare

 traverso di un gendarme

 dove si va?

 cresta a pettine

 Alle

 il Latemar fà da sfondo

 si sale sempre su percorso aereo e divertente

 
a metà cresta

l'uomo chiave, sul tiro chiave con la chiave 

 la devastazione che ha lasciato la tempesta delo scorso autunno

 


 bei passaggi e bella roccia 


 
 il passaggio in spaccata

 ultimo muro

 cima sud

 in giallo il rif. Fronza

 il tratto verso cima Catinaccio

 si procede su divertenti roccette 

 la croce di cima Catinaccio

 selfie di vetta

 la cresta nord che si percorre sino al colle roccioso da dove partono le doppie


  la croda di re Laurino

 sbucano le torri del Vajolet

 quasi al colle

 iniziano le doppie


il canale di discesa in verde, in giallo poco più a sinistra la via normale di salita