"...il più grande alpinista al mondo è quello che si diverte di più" Alex Lowe

lunedì 1 maggio 2017

Gran Vernel, finalmente sulla Direttissima!


Torniamo al Gran Vernel dopo 5 anni per regolare un conto in sospeso.
Visto il calo termico speriamo di trovare buone condizioni e pianifichiamo questa strategia per la lunga salita: venerdì partenza da casa, sbirciatina alla parete e partenza prima di mezzogiorno per la salita della prima parte, la lunga cengia già salita l'altra volta fino alla grotta dove bivaccare; l'indomani il resto di salita e discesa, per noi un quasi totale tuffo nell'incognito.

Venerdì 21 aprile arriviamo all'attacco che è tutto al sole (e questo già lo sapevamo da un attento monitoraggio della provvidenziale webcam puntata proprio sulla parete), ma contrariamente a quanto credevamo la neve è già una pappa e fa un gran caldo. Il primo tiro è molto secco, con pochissimo ghiaccio scollato e inaffidabile. Edo lo supera con acrobazie incredibili (difficoltà di M5 ma con buon ghiaccio serebbe 3+, passo chiave di tutta la salita, pericolo di caduta pietre solo in questo punto). Poi la cengia, espostissima, su neve bagnata e faticosa al sole, percorsa tutta in conserva (45°/50°). Su terreno già noto raggiungiamo la grotta, c'è giusto posto per due, e ci godiamo le ultime due ore di sole e il tramonto dal nostro bivacco a cinque stelle a quota 2550m.

Il sabato ripartiamo all'alba, risaliamo il canale battendo traccia fino ad un saltino con troppo poco ghiaccio. Lo superiamo sulla destra con alcuni passi di misto delicato, neve inconsistente e roccia pessima (trovati due chiodi in loco), poi un'altra sezione di canale fino ad un bivio. Su dritto si intravede un tiro in una goulottina tetra con poco ghiaccio, sulla destra invece una bella colatina più gonfia a 80°. Andiamo a destra, poi capiremo che la via originale andava a sinistra. Segue ancora un canale con pendenze sui 50°. Ad un centinaio di metri dalla cresta avremmo fatto meglio a ignorare un attraente traverso molto esposto verso destra che porta al sole della cresta (porta ad un punto della cresta alla base di un tratto terrificante per esposizione e qualità della roccia: dietrofront!); siamo quindi saliti obliquando verso sinistra tra chiazze di neve e pendenze mai eccessive fino a raggiungere la cresta e, con alcune decine di metri sul filo affilato, la vetta, che raggiungiamo a mezzogiorno.
Per la discesa le relazioni si riveleranno piuttosto inesatte. Occorre seguire per circa 150 metri la cresta verso sud (neve marcia e roccia marcia molto esposta, I e II) fino ad un'anticima. Pochi passi oltre si trova il primo ancoraggio (chiodi, cordone e maillon). Ci si cala nel canale verticalmente per tre doppie da 60, 50 e 60 metri fino ad una cengia sul versante sud a pochi metri dalla forcella tra Gran e Piccolo Vernel. Traversando a destra (faccia a monte) aggiriamo un angolo e raggiungendo la forcella. Da qui attraverso il percorso sciistico per il Canyon al passo Fedaia, piuttosto provati ma soddisfatti.

Considerazioni e note tecniche:

Difficoltà: D+, 3+/M5
Dislivello della via: 1200 m
Esposizione: Nord
Partenza: Pian Trevisan 1650 m, poco oltre Penia di Canazei, presso una cava. 
Avvicinamento: attraversare la cava e seguire tracce di sentiero sul lato sinistro (faccia a monte) del torrente, poi per nevai fino all'attacco.

Le difficoltà da noi incontrate sono state leggermente maggiori in virtù delle cattive condizioni. La linea è molto estetica e logica da lontano, in realtà molto discontinua come difficoltà, bella ma non eccezionale. La via originale ha un accesso diverso e più diretto alla grotta, probabilmente su roccia nella parete sottostante (6 tiri secondo la relazione del Pellegrinon), e un'uscita più prossima alla vetta seguendo il ramo sinistro del canale). In tutta la salita abbiamo effettuato non più di 4-5 tiri di corda, il resto in conserva; incontrati circa 4 chiodi lungo tutta la salita. 
Tempi indicativi: 1h 30min l'avvicinamento, 2h per risolvere il primo tiro + 4h fino alla grotta; dalla grotta alla vetta 3h 30min, discesa 4h. 
Trovato neve dura in avvicinamento, cotta il primo giorno e quasi sempre sfondosa o inconsistente il secondo giorno, di nuovo cotta in cresta e in discesa; in generale pochissima neve, con innevamento maggiore alcuni salti saranno sicuramente coperti. La roccia è un po' migliore nel primo tiro duro, ma generalmente pessima in tutta la montagna, tanto marcia quanto compatta. Sempre difficile proteggersi adeguatamente su roccia. 

Finalmente abbiamo capito perchè non sale nessuno su questa bella montagna...


Il tracciato della "nostra" Direttissima


Avvicinamento

La colata iniziale, oggi magrissima

Edo acrobata


Lungo la prima parte della cengia


Un passaggio esposto. Presente una sosta da cui è possibile calarsi sul pendio sottostante.



Angusto passaggio sotto un roccione che sbarra la strada


Finalmente la grotta!



Bivacco de luxe!

Tramonto...

...e alba su Sassolungo e Sella

In marcia battendo traccia



 Traverso e misto... poco raccomandabili...


Ancora canale facile


Logicamente a destra su buon ghiaccio




Fine del canale

Traverso verso destra attirati dal sole

Amara sorpresa: vetta iraggiungibile da qui

Sulla retta via


Vetta!!

Vai di doppie

Bella vista su Marmolada e Piccolo Vernel

Discesa faticosa


Canyon suggestivo

martedì 18 aprile 2017

Diedro Martini _ Cima alle Coste


Questa via aveva già respinto sia me che Jack, in momenti diversi, per motivi diversi e con compagni diversi.
Oggi siamo intenzionati ad arrivarci in fondo, per vedere se la tanto famosa "parte alta" sarà pari alle aspettative.
Scegliamo però non l'attacco classico lungo il diedro Steinkotter- Messner (già fatto da entrambi.. proprio brutto brutto) ma una delle tante vie attrezzate a spit nella grande placconata dello Scudo.
Arriviamo all'attacco di "Nuvole Bianche", ma una cordata appena partita ci fa subito desistere; decidiamo allora di spostarci un poco più a DX e percorrere "Gli Amici del Sottobosco" (6a max, 9 L).
Velocemente saliamo la gran placconata e ci ritroviamo dentro al boschetto. Con 2 rapidi tiri allungati da un po' di conserva siamo finalmente all'attacco della parte alta della via, quella che nessuno dei 2 è riuscito ancora a toccare.
Purtroppo le nostre aspettative vengono un pochino deluse.
Dopo un primo tiro su roccia sporca ci troviamo davanti al chiave della salita, la fessurona interrotta da 2 piccoli tetti.
Anche qui però la roccia risulta sporca, a tratti friabile e unta, il che rende il tiro delicato.
Un diedrino di V+ ci porta davanti alla famosa lama gialla.
Qui la roccia è un pochino più pulita da terra e sabbia, l'arrampicata si fa più divertente, ma bisogna comunque stare attenti ai parecchi blocchi instabili...
Un ultimo tiro con roccia migliore ci deposita sulla rampa detritica finale.
Che dire: peccato, perchè entrambi ci aspettavamo una via più bella. La nostra valutazione, in confronto alla guida "Pareti del Sarca", è più severa: 3 stelle/3 stelle e mezzo su 5.


Lungo le placche di "Gli Amici del Sottobosco"

Bosco

Il secondo tiro del diedrone, sicuramente il tiro chiave

Dall'alto





La bella lama del quarto tiro

E il traverso finale su blocchi instabili

Ultimo tiro

Nuoto nelle foglie