"...il più grande alpinista al mondo è quello che si diverte di più" Alex Lowe

venerdì 20 aprile 2018

Ghiaccio d'Alpago: alla scoperta del Cimon di Palantina


Una salita di qualche tempo fa, ma che merita davvero un post dedicato. Una trasferta mordi e fuggi su nuove montagne cogliendo al volo condizioni da urlo. Credevamo proprio di tornarci prima della fine dell’inverno, ci abbiamo sperato fino all'ultimo ma così purtroppo non è stato…


...28 gennaio 2018

Le libecciate di inizio inverno hanno ricoperto di ghiaccio Appennino e Prealpi. Le notizie di condizioni TOP si rincorrono sui social, dai canali del Giovo ai vaji delle Piccole Dolomiti si riversano da giorni folle di alpinisti per sfruttarle salendo itinerari incredibili e gonfi di ghiaccio. Noi prendiamo una pista che porta ad est, ammaliati dalle immagini di una salita in Alpago.
Si tratta del Cimon di Palantina, una vetta di poco superiore ai 2000 m nel gruppo del Cavallo, propaggine delle Dolomiti Friulane e stupendo balcone panoramico sul bellunese. Consultiamo le relazioni disponibili online, contattiamo Barry Bona, un disponibilissimo local, e partiamo.

Nel corso della giornata inquadreremo un po’ meglio Barry, pur senza mai incontrarlo di persona, ma raccogliendo alcuni indizi durante il percorso. Eccelso scultore, alpinista non da meno, ha tutte le caratteristiche per essere considerato il “custode” del Cimon di Palantina. Evidentemente innamorato di questa montagna, può controllare da casa, col binocolo, le condizioni della parete e chiunque vi si avventuri. Alpinista da generazioni, ha aperto numerose vie sulla “sua” montagna, le altre le hanno aperte il padre o lo zio. A lui va un ringraziamento sentito per i consigli e per averci fatto conoscere questo posto incredibile!

Ma avanti con la cronaca alpinistica: le condizioni migliori che si potessero immaginare perdurano ormai da giorni. Neve portante lungo tutto l’avvicinamento, colate di ghiaccio ovunque sulle pareti, di quello fantastico portato dal libeccio come se fossimo in Appennino, temperature gradevoli e aria anticiclonica secca a preservare il ghiaccio per tutta la giornata. Al Sasso della Madonna (scolpita e istallata da un Bona ovviamente) la parete nordovest del Cimon di Palantina ci appare all’improvviso, solcata da una ragnatela ghiacciata ammaliante. Risalendo il pendio alla sua base, con i piedi già doloranti per la durezza della neve, ci dirigiamo verso la via più abbordabile, la goulotte Zio Ragno, ce la faremo bastare come primo approccio alla zona.
Sapevamo delle condizioni ottimali, ma mai avremmo immaginato una simile goduria, né lunghezze di corda così belle e continue! Troviamo del ghiaccio che definiremmo "ad ondone”, molto simile alle “ondine” apuane, ma assai più grandi e altrettanto entusiasmanti. Saliamo i primi due tiri assai ripidi, ma che non fanno tribolare troppo in queste condizioni. Abituati ai canali appenninici, ai loro brevi risalti ripidi e lunghi tratti su pendenze classiche, queste due lunghe lunghezze ci strabiliano per la loro continuità – mai sotto i 75/80° – tanto da ghisarci quasi le braccia. Segue un altro tiro un po’ meno sostenuto ma ugualmente bello che termina pochi metri sotto l’uscita in cresta. Utlilizzate, incredibilmente, quasi solo viti da ghiaccio – e quasi tutte a prova di bomba, come fossimo in una goulotte del Bianco! Peccato solo sia già finita: la relazione parla di 5 tiri per una lunghezza di 250m, ma effettivamente ne bastano 3 da 60m. Una cordata di alpinisti locali ci raggiunge, confermando di non aver mai visto un simile ghiaccio!
Dalla vetta si svela un panorama a noi nuovo, montagne sconosciute alternate ad altre più familiari ma viste da un’altra prospettiva, tutte da esplorare. Torneremo!


Dati tecnici: Goulotte Zio Ragno
Primi salitori: Alvio e Barry Bona, 28.01.2011
TD, 180m, esposizione NO
La via è completamente disattrezzata. Da affrontare soltanto con buone condizioni in quanto difficilmente proteggibile.
Avvicinamento in 2h30, rientro in 2h scarse.

Nella foto sopra: il tracciato della goulotte Zio Ragno.


Siti utili:
Relazioni di alcune vie della parete: Ritorno al futuroQuesto gioco di fantasmiCugi’s corner



La parete svelata al Sasso della Madonna


Si parte!!







Alla prima sosta



S2, aggrappati ad un'onda di ghiaccio gigante 










Terze a ultima sosta, pochi metri sotto la cresta

Il versante nord del vicino monte Colombera

Panorama fantastico sul bellunese. Arrivederci Alpago!!


mercoledì 11 aprile 2018

Gli Alpinisti del Lambrusco salutano e ringraziano Franz


Le Alpi perdono uno dei suoi più grandi estimatori, ma soprattutto una moglie e due “tati” perdono il loro papà. Con Franz ci siamo incontrati qualche volta in montagna, l’ultima poco più di un mese fa qui in Appennino. Franz era una persona carismatica, con idee ed una filosofia di vita ben salda, poteva piacere o non piacere, ma la sua competenza e professionalità in montagna, sia sul campo sia sul “Web”, era fuori discussione. Alle volte poteva apparire un poco pesante ed egocentrico, ma la sensazione che ho sempre avuto era di una persona sorridente buona e generosa, sempre aperto al confronto, a dispensare suggerimenti ed informazioni su salite e scalate. Franz era anche un calcolatore seriale, dotato di un’intelligenza e di un fiuto fuori dal comune; incarnava lo stereotipo dell’”alpinista della domenica”, che inanellava salite e giornate fantastiche in montagna, riuscendo a gestire lavoro e famiglia con l’invidia di molti. Con i suoi report fotografici precisi e dettagliatissimi sulle salite classiche alle grandi cime delle Alpi ha rivoluzionato l’informazione digitale, i suoi resoconti negli ultimi anni erano diventati il punto di riferimento sui forum specializzati. Grazie Franz per averci insegnato a sognare, ma soprattutto per averci dato idee ed entusiasmo per realizzarlie: il merito di tante nostre salite è anche tuo. Grazie di averci portato sull’aria sottile dei 4000… Buonanotte Franz, e speriamo sia buona… sicuramente sarà lunga.



Il Franz ha lasciato un segno indelebile anche nell’Appennino Modenese. Gli Alpinisti del Lambrusco perdono uno dei loro punti di riferimento. Non ci sono mai piaciuti gli idoli irraggiungibili, quelli solo da guardare e da non poter toccare… ma per spiegare questa storia facciamo un passo indietro di 10 anni…

Un gruppo di amici con gli zaini stracolmi di materiale e di cibo installa un campo base nei pressi del rifugio Mantova sul M. Rosa. Sarà la prima di innumerevoli avventure e scorribande alpine. Quella gita nel nostro immaginario era un traguardo ambito, una sorta di esame finale. La scalata a Capanna Margherita e la traversata dei Lyskamm era quanto di più grandioso potessimo aspirare noi escursionisti di pianura. Tornammo a casa trasformati e quello che doveva essere un punto di arrivo si rivelò ben presto un punto di partenza…
Erano anni in cui i social network non erano ancora così diffusi, noi eravamo giovani e neofiti, le relazioni e le notizie delle salite classiche alle grandi cime delle Alpi si cercavano spesso sulle guide cartacee, oppure su qualche forum specializzato che già da qualche tempo iniziava a fare la sua comparsa. Franz77, con l’immagine di un cannone, era il profilo che appariva sistematicamente in tutte le mie ricerche su Google. Erano anni di attività intensa del Franz, che collezionava 4000 praticamente ogni weekend di bel tempo. Non sapevo chi si nascondesse dietro quel profilo, ma ricordo che ero affascinato dal fatto che nel momento in cui scoprivo una montagna e ricercavo qualche informazione sul web sistematicamente compariva un report di Franz77. Ed era un resoconto fotografico che narrava esattamente l’avventura dei miei sogni, ciò che avrei desiderato fare su quella montagna. Un’avventura alla portata di mano, affatto irraggiungibile tanto da poterla quasi toccare, e che il Franz raccontava in modo talmente personalizzato ed emozionante che pareva aver attinto le informazioni nel cassetto dei miei desideri. L’appuntamento con i suoi report su on-ice era un momento atteso ed immancabile per qualunque appassionato. Erano quelli gli anni in cui la sua carriera alpinistica era all’apice con tante belle e difficili salite studiate nei minimi dettagli per aggiungere gli ultimi tasselli alla sua collezione. Mi immedesimavo totalmente nel suo tipo di alpinismo, che riusciva a trasfigurare nel presente l’alpinismo classico, letto sui libri. Alle volte poteva apparire un poco pesante ed egocentrico, ma il suo non era un atteggiamento egoistico ma coinvolgente ed in certo senso altruista. Il Franz ha regalato idee, sogni ed entusiasmo per realizzarli. Il merito di tante nostre salite è sicuramente anche suo, e credo che questo riconoscimento sia una delle cose che più lo renderebbe felice ed orgoglioso….
La condivisione di alcune delle nostre avventure sul forum di on-ice ci ha fatto conoscere il Franz, prima solo virtualmente, poi abbiamo avuto l’occasione di conoscerci personalmente… in quegli anni bastava frequentare qualche ghiacciaio e non era raro incontrare la combriccola del Franz. A noi è capitato ben 5 volte:

E’ un sabato mattina e siamo nel parcheggio di Cervinia alle prese con la solita preparazione dello zaino diretti verso la traversata dei Breithorn. Di fronte alla nostra macchina alcuni alpinisti fanno lo stesso. Osservo con attenzione e riconosco il Franz e la Mara. Appena una settimana prima aveva terminato la sua formidabile collezione dei 4000 e quindi rompiamo il ghiaccio portando i complimenti per il risultato raggiunto e facendo conoscenza. Loro sono diretti alla TRIFTJIGRAT al Breithorn.

Mentre siamo intenti a risalire i ripidi pendii alla base della Faustinelli notiamo due luci frontali che ci inseguono, ma poi deviano leggermente più a destra e risalgono la via della goulottina passando a fianco del seracco pensile. Ci osserviamo e ci fotografiamo a vicenda ignari. Franz è diventato papà da appena una settimana: è nata Emma, la sua prima figlia. La settimana dopo quando pubblica il consueto report su on-ice scopriamo chi era la misteriosa coppia che ci inseguiva.

L’estate del 2014 ha regalato condizioni fantastiche in alta montagna. Franz come suo solito ne ha approfittato inanellando tante pareti nord una più bella dell’altra. L’ultimo weekend di settembre decidiamo di tentare la parete nord del Disgrazia e, una volta giunti al parcheggio, ci ritroviamo ancora una volta con la combriccola del Franz, questa volta con lo stesso obiettivo. Siamo in tanti, e facendo due conti superiamo i posti disponibili del bivacco Oggioni. Inizia una sorta di rincorsa per chi prima si accaparra i posti disponibili. Non so per quale motivo ma dubitiamo sulle intenzioni del Franz e siamo convinti che stia escogitando un piano malefico per tagliarci fuori. Ancora non so perché ma il Franz rimane da solo ad inseguirci e alla nostra domanda di dove sono i suoi compagni la sua risposta è: “hanno preso una scorciatoia per fare prima ed accaparrarsi i posti”! Non capiamo fino in fondo il suo tono scherzoso e ci rimaniamo pure male maledicendolo. Figuriamoci… Llui continua del suo passo lento e i posti in bivacco sono probabilmente la sua ultima preoccupazione… Giunti al bivacco Taveggia noi ci fermiamo per paura di non trovare posto… ma in realtà i suoi compagni si sono persi ed arriveranno molto dopo… La mattina seguente arriviamo al bivacco Oggioni troppo tardi e stanchi e ci limitiamo ad osservare dal basso la salita del Franz. I giorni seguenti ci sentimmo, e lui ci rimase male di questo malinteso che si era creato, sicuramente non voluto…

MONTE ROSA_SETTEMBRE 2016
Sabato mattina mentre in auto saliamo verso la Val d’Aosta compare un post su facebook di Franz con un’immagine di un anonimo ghiacciaio. Il Franz era solito pubblicare un indizio in anteprima delle sue scorribande. Riconosco il ghiacciaio del Lyskamm e quindi deduco che lo avrei incontrato salendo verso il Gnifetti. Poco dopo il rif. Mantova infatti vedo una sagoma che si muove goffamente sul ghiacciaio. Davanti riconosco Mara e poco dietro il Franz. Ci fermiamo per un saluto e qualche battuta.

Negli anni seguenti il rapporto con il Franz si era fatto più confidenziale, ci eravamo sentiti al telefono più volte ed era in programma anche qualche salita insieme. L’occasione viene per il raduno di “Scanalando”, dove Franz accetta l’invito e scende in Appennino. Si cena e si chiacchera e la sensazione ancora una volta è quella di una persona sorridente, scherzosa, buona e generosa, sempre aperta al confronto e a dispensare suggerimenti e informazioni. La mattina Franz e Mara sono i primi a partire e su nostro suggerimento puntano all’unica salita di ghiaccio realmente fattibile. Noi li seguiamo dopo un’ora e a sorpresa li vediamo ritornare sui loro passi. Riferiscono di un pendio carico di neve poco rassicurante. Ancora oggi questa scelta mi lascia perplesso. Stiamo parlando di 50 m su un pendio che già avevamo percorso la sera prima e che non ci era parso così pericoloso. Sicuramente sintomo che ultimamente il Franz aveva abbassato l’asticella del rischio, ed effettivamente nell’ultimo anno la frequenza e la tipologia di scalate erano decisamente calate. Sino a quella maledetta via al Concarena… chissà, forse aveva voglia di riscatto, di rimettersi in gioco con una delle sue formidabili avventure…

lo sguardo infallibile del Franz durante la cena al rif. Vittoria del 10 febbraio 2018

domenica 18 febbraio 2018

SCANALANDO 2018_2° edizione


  

Quest'anno ripartiamo esattamente da dove ci eravamo lasciati, nella nebbia fredda che avvolge segretamente tutte le cime del Lago Santo. Scanalando 2018 inizia così, e con Marco e Niccolò saliamo verso lo Sperone della Borra dei Porci in un ambiente ovattato e solitario. La neve è tanta davvero, faticosamente tracciamo con le ciaspole il sentiero che ci porta fuori dal bosco e in breve siamo alla base delle rocce. Lo Sperone è oggi forse l'unica via alpinistica di salita al sicuro dal pericolo valanghe e neve alta, inoltre è di facile orientamento e ci permetterà di sondare le condizioni della montagna. Vediamo subito che il ghiaccio non abbonda ma saliamo senza troppi intoppi, anche se il freddo e la nebbia ci rallentano un po'. Percorriamo 5 lunghi tiri da 60 m  in un susseguirsi di paretine, canalini, salti di misto e creste. Siamo avvolti da una coltre grigia uniforme e possiamo solo immaginare il panorama che qui sulle gobbe dello sperone dovrebbe essere magnifico. In prossimità dell'uscita, all'inizio del quinto tiro, un muro verticale di roccia alto circa 8 metri ci sbarra la strada. Dopo qualche tentativo infruttuoso, ci pensa Barba a superarlo magistralmente con una serie di movimenti ed incastri di picche sulla nuda roccia stimati sino a M5. L'ora è ormai tarda ed iniziamo la discesa a corda doppia nel Canale Sinistro. Notiamo che l'uscita del canale si presenta scoperta dalla neve ed affiora un buon ghiaccio e neve dura. Il pendio della parte bassa è invece ancora carico di neve, decidiamo quindi di unire le corde e calarci per 120 m creando una buona traccia nel pendio per facilitare la risalita dell'indomani. Il Canale Sinistro infatti pare essere l'unica possibilità per non lasciare le piccozze nello zaino tutto il giorno. Sono ormai le 17 e mentre ripercorriamo a ritroso la traccia nel bosco le nuvole si aprono e lasciano il posto a un magico tramonto. La soddisfazione per questa solitaria ed avventurosa prima giornata di Scanalando è tangibile: oggi non poteva proprio andare meglio!
Al rifugio incontriamo gli amici di Parma, ormai fedelissimi compagni di Appennino, e riceviamo visita anche da una delegazione di forti ghiacciatori Bergamaschi tra cui Matteo, Paolo, Pietro, Franz, Mara, Stefano, ed altri ancora. Il tempo di montare il campo tenda e la cena del Tex è servita, con una bella tavolata piena di tanti vecchi e nuovi amici. Poco prima dello scoccare della mezzanotte spunta una nuova tenda mentre con le prime luci dell'alba anche il gruppo degli Alpinistidellambrusco si fa più numeroso. La mattinata è splendida e l'Appennino tirato a festa. Ci si divide, chi verso il Canale Sinistro, chi verso il Rondinaio con gli sci, chi sale verso il Giovo per compiere la traversata. All'imbocco del Sinistro si unisce a noi Pietro che sale in libera il canale. Superato il primo pendio di neve che crea qualche grattacapo, la parte alta del canale è in condizioni ottime con ghiaccio e neve dura, un tiro che è sempre un gran classico. L'uscita in cresta è forse la più bella che ci sia mai capitata di fare nelle nostre innumerevoli ripetizioni: un paesaggio immacolato e verglassato che solo l'Appennino sa regalare. Da qui la traversata in cresta verso il Rondinaio è una passerella trionfale, tanti sono gli incontri lungo il percorso e tanta è la gente che affolla questo bellissimo parco giochi.

Un grazie a tutti i partecipanti, numerosi nonostante le condizioni un po' critiche, e soprattutto grazie al Rifugio Vittoria e alla famiglia Bernardi per la grande ospitalità. Arrivederci a SCANALANDO 2019!



08_SPERONE DELLA BORRA DEI PORCI: AD+, 70° (M5 per l'uscita diretta)
07_CANALE SINISTRO: AD+, 80°
TRAVERSATA DELLE VETTE: PD

 il M. Giovo ci da il benvenuto

 lo Sperone tra le nebbie

 si parte_Barba sul primo salto



sul ripido canalino del 3° tiro



 

misto divertente_4° tiro


 un muro di roccia sbarra l'uscita



Barba risale in dry

 ritorno

 
 il campo tenda
 a cena dal tex

spuntano alpinisti e scialpinisti del lambrusco

buongiorno!

 
 corde fisse verso l'attacco del canale sinistro
  

 Pietro lanciato verso l'alto

 
 il passo chiave in ottimo ghiaccio


  
 Pietro ci osserva

 
 il Giampa in azione

 arriva Barba

 la forcella di uscita del canale

 

 
 verso le cornici di cresta

 Barba e il Rondinaio

 

 
 la croce di vetta del M. Giovo

 in cresta sulla Grotta Rosa


 
 Altaretto


Porticciola

 
 sempre più bella


 
ultime rampe verso il Rondinaio


 la traversata delle vette vista dal Rondinaio

esploratori d'Appennino