"...il più grande alpinista al mondo è quello che si diverte di più" Alex Lowe

domenica 19 marzo 2017

Il grande giorno delle linee magiche_parte terza

Terza puntata del racconto della fantastica giornata dell’8 marzo.



Scendiamo come gamberi per il solito canale; la neve inizia a mollare al sole di mezzogiorno, ma noi seguiamo fedelmente i nostri piani.

Questo gruppo montuoso, e questo canaletto ancora di più, sembra fatto apposta per i concatenamenti, percorsi dettati soltanto da fantasia, condizioni, tempo ed energie a disposizione; ogni versante ha le sue caratteristiche di esposizione, quota, difficoltà e tipologia delle vie. Salendo e scendendo come solito più volte per canali, riflettiamo, possiamo mettere assieme anche in Appennino sviluppi notevoli e giornate decisamente piene, sicuramente un valido allenamento.
Con l’avanzare della giornata andiamo quindi a cercare nuove zone d’ombra sulla parete nordest. C’è tutto un settore, tra il Canale Centrale e il Sinistro, dove stranamente sembra non aver mai messo il naso nessuno: è una bella muraglia con qualche punto più debole al centro, dove per qualche breve canaletto e terreno misto si dovrebbe riuscire a passare. Ci sfilammo sotto in una delle poche uscite in cui il gruppo era al completo o quasi: da quel punto di osservazione ravvicinato, Nicola adocchiò un breve camino incastrato tra due roccioni e dichiarò il desiderio di aprire una via che passasse per quella logica direttiva. Più volte, nel corso dei successivi anni, ne parlò come uno degli ultimi itinerari logici rimasti inviolati in zona ed effettivamente, nonostante la brevità della cosa, Nick aveva ragione. In un successivo sopralluogo capimmo subito che quel camino dovesse opporre qualche passaggio impegnativo ma soprattutto che di ghiaccio, solitamente, lì non se ne forma affatto. Ma ormai è difficile dimenticare quella linea e i sogni mettono radici, accompagnati dal desiderio di aprire la via proprio in cordata con Nick; nelle nostre chiacchiere quella è diventata la “Via del Presidente”, in quanto Nicola è da sempre investito della carica presidenziale nell’organigramma del Fabulous Club lambruscaro.

Oggi è semplicemente il momento di andarci; il Presidente non c’è, ma difficile pensare di ricapitare qui con queste condizioni in sua compagnia. Capirà, dedicheremo a lui la via. Aggiriamo lo Sperone della Borra dei Porci senza perdere troppa quota e presto iniziamo a risalire alla base del Sinistro. Aguzzando lo sguardo si vedono delle tracce, almeno così sembra da lontano, che salgono dove siamo diretti noi. Ancora qualche fatica e ogni dubbio è sciolto: qualcuno è già salito, e tra le tante possibilità di quel settore ha scelto, logicamente, proprio quel camino! Questa “Appenninomania” ha colpito ancora e qualcuno ci ha soffiato, anticipandoci per solo un paio d’ore, anche questa prima! Accantonato lo stupore non ce la prendiamo affatto, piuttosto ci lanciamo carichi come molle nel provare questa nuova via.
Mentre martelliamo i chiodi di sosta cerchiamo di indovinare chi potrebbe averci preceduto, ma ben presto si passa all’azione. Parto io, raggiungo il passo chiave che da vicino mi incute una certa strizza: un muretto verticale con toppe di buon ghiaccio ma piuttosto distanziate, alternate a tratti di roccia scoperta. Nulla di estremo, ma richiede comunque buona atleticità; appena mi appendo alle picche mi sento insicuro e spompo, la giornata inizia a farsi sentire nelle braccia così scendo e lascio andare Edo. Lui non fa una piega, pianta un ice piton sulle rocce alla base del salto e lo sale in men che non si dica, così come il diedro-camino successivo, prima di sparire alla mia vista; sale così svelto tanto da farmi pensare che stia recuperando la corda in sosta. Invece si ferma giusto a fine corda, quando sento un urlo lontano che mi fa capire che è in sosta.
Da secondo è tutt’altra cosa e basta qualche sforzo e trazione sulle picche per salire. Il ghiaccio in fondo è buono nel primo muro, poi più sottile nel diedro successivo, dove occorre fare attenzione a non incastrarsi, fino all’uscita delicata con traverso a sinistra oltre uno spigolo. La seconda metà del tiro è su neve ben ghiacciata e sempre ripida, con qualche ciuffo d’erba o arbusto affiorante, con sosta finale su un bell’alberello. Continuo senza nemmeno fermarmi per i facili pendii superiori, un lungo “tiro” da 120 metri che porta pochi metri a monte del solito crocevia.
Riponendo la corda, pieni di soddisfazione, ci chiediamo se scendere al rifugio o lanciarci in un altro giro. Siamo ormai belli stanchi, ma soprattutto non abbiamo altri programmi per la giornata se non quelli mangerecci dal Tex; per questo, anche se ci sarebbe tempo per il quarto giro, ci accontentiamo di aver fatto in un solo fantastico giorno esattamente tutto ciò che avevamo fantasticato di fare. Difficile pretendere di meglio!!

Al Rifugio Vittoria ci accoglie, immancabile, il mitico Tex. Per noi quel “cinghialotto” è un tutt’uno con queste montagne e gli vogliamo bene come un fratello. Ci serve la birra e il panino più buoni mai mangiati – come solito siamo praticamente a digiuno da tutta la giornata – che divoriamo mentre gli raccontiamo con entusiasmo la bella giornata trascorsa. Ci svela il mistero di chi ci ha preceduti sulla “Via del Presidente”: una cordata toscana, ma stranamente non i soliti Colò e Cotelli che erano i nostri principali sospettati.
Impareremo più tardi che si tratta di L. Bianchi e M. Rontini, che chiameranno la via “Un mercoledì da leoni”. Complimenti a loro!



Risalendo verso la parete, tra i canali Sinistro e Centrale 

 In vista del tratto ripido



 Edo in azione


 Divertimento puro






 Tex arriviamoooo!

mercoledì 15 marzo 2017

Il grande giorno delle linee magiche_parte seconda

Senza nemmeno dircelo sappiamo già che direzione prendere. Le nostre fantasie su questa giornata, sviluppate nei giorni precedenti in maniera minuziosa, sono ora diventate un copione ben noto da seguire. Passiamo dalla croce senza quasi fermarci, è ancora ben incrostata di ghiaccio, probabilmente è così da un mese a questa parte. Scendiamo verso la Forcella.

La Forcella è, nella mia visione, il bellissimo centro del Monte Giovo, crocevia e luogo di transito di tantissime giornate su quella montagna. Dal pendio che la sovrasta, balcone su tutto l’Appennino modenese, si può godere di una splendida vista a picco sul Lago Santo e il Rifugio Vittoria, incorniciato da quel torrione inconfondibile, culmine dello Sperone della Borra dei Porci. Da un lato della Forcella sbuca ripido il Canale Sinistro, dall’altro passa un canaletto (Alp 99) che rappresenta la discesa più rapida verso la Borra dei Porci. Decine di volte siamo passati di qua, quasi sempre per concatenare salite; ci vuole una certa dimestichezza del posto per dirigersi verso il baratro, superare gli indugi e gettarsi a culo indietro per il canale che in partenza sfiora i 50°.
Dalla Forcella, sulla destra, in direzione della vetta, un avancorpo è solcato da un ripido colatoio: è il Fantasma del Lago, e da qui si ha una visione completa di quanto sia ripida questa vera e propria cascata nascosta tra le pieghe del Giovo. Nascosta per modo di dire, perché da questo punto è proprio lì di fronte. Non solo, si vede perfettamente anche dal piazzale del Rifugio Vittoria (beninteso bisogna sapere bene dove cercarla) ed è sempre visibile in diretta dalla webcam del Tex. Da qualunque altro punto la cascata è nascosta, come inghiottita dalla montagna. Scendendo dalla nostra scorciatoia vi si transita alla base, e uno sguardo sognante glie lo abbiamo rivolto ogni volta. Qualora ci fosse ghiaccio, questo era sempre molto sottile, spesso assente alla base e più in alto chissà; a volte si sarebbe quasi potuto salire, ma sarebbe stato impossibile proteggersi su quello strato appoggiato su placche lisce, pensavamo; altre volte il ghiaccio era cotto, scollato. Ma più spesso non c’era proprio nulla!
Non sappiamo molto sulla cascata, ma è evidente che sia la via più dura del Giovo. Altrettanto evidente che sia uno dei nostri obiettivi principali!
Difficile prevedere la formazione del Fantasma del Lago – il nome dice tutto – ma forse abbiamo ormai capito che non serve il grande freddo per farlo apparire, quanto piuttosto una quantità d’acqua abbondante, difficilmente presente visto l’invaso sommitale molto ridotto, e un buon rigelo notturno. Riparata dal sole a quota 1850, oggi dovrebbe essere al massimo della forma!

In vista della Forcella, scendiamo dal canale mentre la vista sul Fantasma è sempre più completa; capiamo subito che si può fare! Sostiamo sulla destra, stupendoci della verticalità della partenza. Qui ci ricordiamo di avere solo tre chiodi da ghiaccio, un po’ pochini per affrontare una cascata ma un numero più che ottimista per una salita appenninistica. Ci faremo bastare quelli, finalmente oggi li useremo!
Lascio volentieri andare Edo da primo, la sua esperienza su ghiaccio servirà tutta. Nel dubbio sale dritto per dritto per alcuni metri verticalissimi, tribolando a trovare ghiaccio buono, poi scompare alla mia vista. Una volta arrivato alla sosta, un provvidenziale albero sul pendio sommitale a 40 metri di distanza, mi incita a salire. Tolti i tre chiodi di sosta anche io assaggio finalmente questo ghiaccio tanto sognato. La partenza è delicata, ripida e con ghiaccio non sempre ottimo, 5 metri verticali seguiti da un tratto più appoggiato; il secondo risalto non è più facile del primo, il ghiaccio è buono ma obbliga ad alcuni passaggi atletici, ma in un attimo sono sotto il faggio a cui è appeso Edo. Proseguo senza prendere altro materiale su un terreno evidentemente più facile, 65° su neve e ghiaccio fantastici con pochi saltini più ripidi. Allunghiamo il “tiro” per circa 120 metri fino a ritrovare le nostre orme che scendono alla Forcella.
Qui ci facciamo i complimenti di rito, confrontandoci su quanto fosse duro il tiro appena salito, ben oltre le nostre aspettative, a dispetto delle informazioni raccolte in giro. Facciamo su la corda e ancora una volta ripartiamo per un altro obiettivo!


P.s.: Nella guida “Appennino di neve e di ghiaccio” abbiamo riportato difficoltà su ghiaccio di 2+/3 e pendenza di 80°. Sicuramente 3+ è un grado più appropriato, e l'inclinazione è 90°!!


...continua...



 La nostra croce di vetta preferita!

 Sopra la Forcella. Il Fantasma del Lago in primo piano, in lontananza il Rondinaio.


 Oggi il Fantasma sembra volersi concedere!


 Edo sul ghiaccio ripido


 A metà della colata




Edo appeso sopra il lago

 Il canale sopra la sosta

 Di nuovo qua sopra, pronti a ripartire!

lunedì 13 marzo 2017

Il grande giorno delle linee magiche_parte prima



Ricorderemo a lungo l’inverno 2017. Non perché ricco di neve, né freddo, ma per noi “appenninisti” è stato semplicemente fantastico. Un continuo susseguirsi di perturbazioni calde, portatrici di piogge fino a quote alte, con la poca neve bagnata rilegata alle vette appenniniche, spesso seguite da più o meno lunghi periodi più freddi e sereni, in cui tutto questo fradiciume è ghiacciato alla perfezione. Ne sono nate indimenticabili avventure su salite effimere, vie nuove e ripetizioni; abbiamo notato un via vai sui canali che non avevamo mai visto, tantissimi appassionati che si sono goduti un Appennino più bello che mai, una vera e propria “Appenninomania” che naturalmente ha contagiato anche noi Alpinisti del Lambrusco.
Con queste parole non voglio fare alcun bilancio di un inverno alpinistico che, per quanto ne dica il calendario, non è affatto finito, ma piuttosto introdurre il piccolo racconto di una grande giornata spesa su alcune delle linee più belle del Lago Santo; a dire la verità potrebbero introdurre tante giornate di questo bellissimo inverno, ma questa mi è sembrata particolarmente grande.
Grande innanzitutto perché è un mercoledì, e non lo avrei certo passato al freddo del Giovo se non avessi saputo di tutto quel ghiaccio, freddo e sole, un vero jolly giocato al meglio. Grande perché, nell'aria tersa delle mie montagne preferite, ho concretizzato alcuni sogni che da alcuni anni tenevo nel cassetto. Piccoli sogni, per carità, ma grandi o piccoli che siano, concretizzarli appieno è una roba che ti riempie il cuore. Grande anche per l’amicizia che, ben prima e ben oltre una corda, mi lega al mio compagno che non solo condivide sveglie nel cuore della notte e fatiche della scalata, ma quegli stessi sogni così forti da riempire i nostri pensieri.


Mercoledì 8 marzo 2017, il crepuscolo ci coglie oltre il Lago Baccio mentre stiamo già risalendo la conoide; davanti a noi una muraglia apparentemente inespugnabile, solcata da una sottile ma continua striscia bianca, in mezzo ad un piccolo anfiteatro di roccia. Ci siamo!

Impossibile non notare quella linea percorrendo la valle del Baccio. Si trova a metà strada tra la Grotta Rosa e l’Altaretto, dove la fascia rocciosa è più verticale e imponente, in un tratto alto quasi 150 metri di strapiombi con ben pochi punti deboli. Un canaletto sembra quasi fare un tentativo di solcare la parete, ma si ferma ben presto in un antro sempre più ripido e chiuso, perfino aggettante in alto. Nelle condizioni migliori, ad esempio di ritorno dall'apertura di Viva Rotari, abbiamo potuto osservare una piccola stalattite pendente verso il vuoto dalla sua sommità, continuando non senza interruzioni in un’effimera colatina. Non porta in vetta a un bel niente, ma è davvero una direttiva logica e attraente. Col passare degli inverni e negli innumerevoli passaggi da quelle parti ho sempre sbirciato quella linea, spesso completamente secca o appena sporca di un bianco di chissà che qualità, fantasticando una sua salita. Anche Edo, notando l’estetica e la logicità della linea, si è innamorato di quel sogno di ghiaccio. Sentivamo che quest’anno poteva essere quello buono: l’esperienza maturata sul terreno appenninico ci ha convinto e appena si sarebbero presentate le condizioni avremmo tentato quella che per noi ormai era semplicemente la “Magic Line”.
Alla primissima nevicata novembrina siamo accorsi Lago Santo per sbirciare la nostra linea da vicino, consapevoli che non sarebbe stato un serio tentativo, ma intanto lasciamo una sosta alla base; vediamo qualche candelotto in alto, ma dovremo pazientare ancora molto. I successivi sono mesi di attesa in cui, nonostante il freddo, il secco la fa da padrone. Finalmente a fine gennaio inizia questo inverno fantastico: con condizioni sempre migliori effettuiamo belle gite e più volte intravediamo la “Magic Line”, a volte sembra quasi fattibile e ben ghiacciata!
Non siamo però gli unici a notare la linea: una cordata di liguri in trasferta in Appennino, dopo aver risolto al primo colpo una direttissima alla nordest del Rondinaio, è subito contagiata dalla sottile colata che diventa un chiodo fisso anche per loro. Ritornano la domenica successiva e in qualche modo la salgono. Il caldo ha ormai cotto e scollato il poco ghiaccio e ai tre servirà grande determinazione, coraggio e bravura per salire sezioni di roccia pessima e verticale: la via è loro e la battezzano “Ghiaccio ad ogni costo”.

La nostra grande giornata è appena cominciata: montiamo i ramponi ci avviciniamo alla colata, così in forma non l’avevamo mai vista. Eravamo concordi che per noi non dovesse affatto essere “ad ogni costo”, ma ora sembra tutto talmente perfetto che ogni dubbio si dissolve. Armati fino ai denti, montiamo una sosta un po’ più in alto, alla base di un risalto verticale. Parto io per il primo tiro mentre il primo sole infuoca la parete; il ghiaccio è perfetto, alternato a neve compatta e durissima, la progressione è sicura anche se faticosa per la verticalità. Percorro 40 metri su pendenze mai inferiori ai 75°, protetto soltanto da un warthog e un buon chiodo; arrivato alla nicchia sosto su due friend e recupero Edo. La goduria in queste condizioni è al massimo e assaporiamo a fondo ogni metro della salita.
Ora tocca al giovane Edo superare il passo chiave con il secondo tiro. Con agilità si destreggia oltre alcuni pendagli di ghiaccio sulla colata leggermente strapiombante. Superati questi pochi metri scompare alla mia vista, poi la corda scorre più veloce, segno che le pendenze sono diminuite, fino ad arrestarsi a fine corda. Smontando la sosta mi do un’ultima occhiata intorno, immerso in questa verticalità ghiacciata; in basso la valle inizia a popolarsi di qualche sciatore diretto al Rondinaio. Un attimo dopo mi ritrovo appeso alle picche, cercando di sbrigarmi per non cuocermi del tutto le braccia, e in pochi passaggi sono di nuovo su terreno appoggiato, ancora su ottimo ghiaccio, e poi in cresta a stringere la mano a Edo. Siamo euforici e su di giri, come se avessimo aperto una nuova via! Sono forse stati i metri più duri, belli e sognati che abbiamo mai percorso in Appennino, pienamente all'altezza delle aspettative, tutto grazie a queste super condizioni!

Come solito quando troviamo simili condizioni non perdiamo tempo in festeggiamenti, facciamo su la corda e ci lanciamo verso nuovi obiettivi: la giornata è ancora lunga!



Via "Ghiaccio ad ogni costo"; D. Damato, G. Carabelli, A. Biffignandi, 26/02/2017. Relazione tecnica a cura degli apritori



...Continua...



Edo alla base della colata, alla ricerca di un punto di sosta

La magia dell'alba... si parte!



Il primo tiro dal basso...



...e dall'alto



Edo danza sui ghiaccioli

La foto corretta e raddrizzata, oltre la verticale!



Già fatto!?



domenica 5 marzo 2017

Appennino Ice Tour: Lavacchiello e Ghiaccio Bollente


Le uscite si susseguono in questo inverno molto particolare, così abbiamo accumulato un sacco di arretrati! Ci scusiamo con i lettori e proviamo a recuperare un po', almeno per assolvere il nostro dovere di cronaca...
Il mese di gennaio (sembra un anno fa!) è stato caratterizzato da un freddo eccezionale: un po' tutte le cascate si sono formate in Appennino, le notizie delle loro salite rimbalzavano sui social ed era veramente difficile decidere dove sbattere le picche. Anche noi ci siamo dati da fare, riuscendo a trovare buon ghiaccio ma anche a fare clamorosi buchi nell'acqua - la solita imprevedibilità appenninica!


Domenica 8 gennaio - Cascate del Lavacchiello

Metto assieme un'insolita cordata di neofiti, vecchi amici desiderosi di provare il ghiaccio, e non troppo mattinieri raggiungiamo Presa Alta. Le cascate le conosco bene, discese in estate un paio di volte, e una soffiata del Red-Federico ci conferma la prevista presenza di ghiaccio. Vedere apparire il salto ben gonfio di ghiaccio dal bosco è comunque una bella emozione!
C'è già una cordata impegnata e, vista l'inesperienza complessiva del trio, ne approfittiamo per farci mettere una corda dall'alto. Risaliamo così il salto, su ghiaccio buono e abbondante anche se molto bagnato, con gran divertimento di tutti. E' ormai mezzogiorno quando ripartiamo, destinazione Prati di Sara e i salti superiori. Li scenderemo tutti in doppia, ne risaliremo molti, fino ad affrontare l'ultima calata con la frontale accesa. Giornata intensa e di gran divertimento: erano anni che desideravo provare il ghiaccio di questa bella cascata reggiana!!

Scheda tecnica:
Accesso stradale: alla fine del paese di Ligonchio (RE) una stradina sulla sinistra conduce in alcuni km nel cuore della bellissima val d'Ozola. Parcheggiare in località Presa Alta, dove è presente uno spiazzo; la strada è solitamente ripulita dalla neve per la presenza di un manufatto idroelettrico.
Le Cascate alte del Lavacchiello sono composte da 4 salti: il primo è quello famoso e comunemente ammirato dagli escursionisti; i successivi si trovano sopra, poco lontani dal primo; il quarto è più in alto, a quota 1600 m circa, in corrispondenza del limite del bosco; sopra ancora, a quota 1800 m circa, si formano altre due colate affiancate, le "Lacrime del Gigante". Tutti questi salti ghiacciati inframezzati da più semplici tratti di canale costituiscono una linea molto logica ed estetica che porta quasi in vetta al Cusna.
Tutti i salti sono piuttosto semplici, con difficoltà massime di 2+ concentrate soprattutto sul primo salto, il più alto. Salendo dal sentiero 635 i primi tre sono ravvicinati e alti rispettivamente 35, 30 e 30 m. Il quarto dista circa 1 km dal terzo, ed è alto circa 30 m. Soste a spit sempre presenti in uscita sulla sinistra. Tante altre colatine interessanti in giro...



 Il primo salto, l'unico visibile dal sentiero.

 Altre colatine più in alto: le "Lacrime del Gigante"



 L'anfiteatro del quarto salto, a quota 1600 m circa


 Il terzo salto


Il secondo salto

Nelle settimane successive la val d'Ozola rimarrà un tarlo difficile da scacciare dalle nostre testoline, complice il freddo persistente e la voglia di esplorare altre colate ben più esigenti presenti in zona. Ritorneremo il sabato successivo, ma un fantozziano rialzo termico (quello responsabile del gelicidio) ha reso tutto bagnato, instabile e pericoloso... Già il giorno dopo la situazione ci è stata riferita migliore, ma ormai avevamo già archiviato le idee bellicose in attesa di inverni più freddi...


Giovedì 12 gennaio - Cascata del Ghiaccio Bollente - Lago Santo

Da alcuni giorni il Tex riferisce euforico della presenza di questa cascata. Più volte, durante l'avvicinamento al Rondinaio Lombardo, avevamo fantasticato su questa cascata, una volta mi ci ero pure calato d'estate per dare un'occhiata, ma una tale portata sembrava impossibile da bloccare nella morsa del gelo. Eppure quest'anno si è formata per bene e, grazie al tam tam sui social, è stata letteralmente presa d'assalto dai ghiacciatori. Non potevamo farci scappare l'occasione per farci un giro anche noi!

Scheda tecnica:
La cascata si trova sul torrente che scende dal Lago Baccio, a 10 minuti dal parcheggio del Lago Santo. Prendere il sentiero 523 e dopo poco il 519 sulla sinistra. Il primo torrente che si incontra è quello giusto, e la cascata è proprio sotto il sentiero.
La base si raggiunge scendendo in doppia (60 m) o per ripido bosco sulla destra (faccia a valle). La cascata è molto facile e didattica, composta da brevi risalti intervallati da pozze e terrazzini. Poco sotto l'uscita il flusso si divide in due. Lunghezza totale 60 m, difficoltà 2, quota 1500 m circa.