"...il più grande alpinista al mondo è quello che si diverte di più" Alex Lowe

domenica 13 maggio 2018

PUNTA S. MATTEO_una spensierata scialpinistica sul Ghiacciaio dei Forni



Mentre risalivo con gli sci il Ghiacciaio dei Forni, mi osservavo intorno, non mi importava se ai piedi avevo un paio di ramponi, scarpette d'arrampicata, sci, scarpe da trail, o se fossi in sella ad una bicicletta, ma semplicemente mi bastava essere li. 
Oggi diamo troppa importanza all'attrezzatura che utilizziamo per salire in montagna, il proliferare della tecnologia ha dato vita ad innumerevoli discipline e questo è sicuramente positivo perchè permette ad ognuno di trovare la propria dimensione per vivere la montagna, ma non dobbiamo farci dominare da questi artifici perchè rappresentano solo il "mezzo" e non il "fine". 
Concentrarsi troppo sull'esercizio fisico o sul gesto tecnico può risultare sterile.  
Il vero valore aggiunto della montagna è il suo ambiente. 

Per il terzo anno consecutivo vediamo svanire i sogni scialpinistici ad Ovest. Dopo il predominio dell'alta pressione di fine aprile, nei primi giorni di Maggio irrompe la primavera con il suo carico di pioggia ed instabilità atmosferica. Dei nostri 3 giorni a disposizione solo domenica mattina sembra spendibile ed è così che con Paolo e Nick improvvisiamo all'ultimo momento una trasferta sul ghiacciaio dei Forni. Punta S. Matteo svetta imponente al centro dello splendido bacino glaciale ed il percorso che sale alla cima è uno dei percorsi scialpinistici più belli del Gruppo. Sabato raggiungiamo il Rif. Branca sotto un cielo grigio, ed uggioso. La neve è carica di umidità e le vette del bacino dei Forni sono inghiottite dalle nebbie che non acennano a diradarsi. L'accoglienza al rifugio è ottima e la cena abbondante, il forcing dei gestori è incontenibile ed è praticamente impossibile sottrarsi al bis di ogni portata. Domenica mattina la sveglia suona alle 5, il cielo è ancora nuvoloso ed il morale è basso. Ci mettiamo in marcia e con le prime luci dell'alba le nubi svaniscano ed un cielo terso ci dà il buongiorno. Inizialmente siamo gli unici a dirigerci verso il S. Matteo e risaliamo soli e spensierati le dolci ondulazioni del ghiacciaio ancora ben coperto dalla neve invernale godendo appieno dell'ambiente.  Aggirato l'isolotto roccioso dell'Isola persa si apre un magnifico panorama sulla parete Nord del S. Matteo, da qui un ultimo ripido pendio ci consegna sulla passerella terminale che porta in cima.
Alle 9.30 siamo alla croce di vetta, è una splendida mattinata, e le cime del Gruppo Ortles-Cevedale ci abbracciano. I primi 500 m di discesa sono fantastici, i pendii a nord sono ancora in neve asciutta e goduriosa. In 5 minuti bruciamo 2 ore di salita. Sotto i 2800 m la neve si appesantisce ma tutto sommato è ancora ben sciabile viste le condizioni dei giorni precedenti. La parte bassa poco prima del Rifugio non è più sciabile ed impone qualche trasferimento a piedi. Poco dopo le 11 siamo di nuovo al Branca, trasferiamo gli sci nello zaino e ci incamminiamo lungo il sentiero estivo verso il parcheggio soddisfatti di questa bella trasferta.  


il percorso visto dal Rif. Branca


 Il Rif. Branca all'ora di cena


la mattinata è tersa

la fronte del ghiacciaio dei Forni

 siamo soli

 


 luci ed ombre


 il lobo orientale della vedretta dei Forni 



salendo 



 la triade: Ortles, piccolo Zebrù e gran Zebrù

 Paolo 

 Nick

Giampi

 La seraccata del S. Matteo


 
guardandosi intorno


sempre su

la Nord del S. Matteo

Monte Giumella

 la passerella finale

I giganti del Trentino, Presanella e Adamello

l'arrivo euforico di Paolo

Punta S. Matteo 3678 m


e ora si scende



Paolo ski



Nick ski


Giampi ski

radler ski

venerdì 20 aprile 2018

Ghiaccio d'Alpago: alla scoperta del Cimon di Palantina


Una salita di qualche tempo fa, ma che merita davvero un post dedicato. Una trasferta mordi e fuggi su nuove montagne cogliendo al volo condizioni da urlo. Credevamo proprio di tornarci prima della fine dell’inverno, ci abbiamo sperato fino all'ultimo ma così purtroppo non è stato…


...28 gennaio 2018

Le libecciate di inizio inverno hanno ricoperto di ghiaccio Appennino e Prealpi. Le notizie di condizioni TOP si rincorrono sui social, dai canali del Giovo ai vaji delle Piccole Dolomiti si riversano da giorni folle di alpinisti per sfruttarle salendo itinerari incredibili e gonfi di ghiaccio. Noi prendiamo una pista che porta ad est, ammaliati dalle immagini di una salita in Alpago.
Si tratta del Cimon di Palantina, una vetta di poco superiore ai 2000 m nel gruppo del Cavallo, propaggine delle Dolomiti Friulane e stupendo balcone panoramico sul bellunese. Consultiamo le relazioni disponibili online, contattiamo Barry Bona, un disponibilissimo local, e partiamo.

Nel corso della giornata inquadreremo un po’ meglio Barry, pur senza mai incontrarlo di persona, ma raccogliendo alcuni indizi durante il percorso. Eccelso scultore, alpinista non da meno, ha tutte le caratteristiche per essere considerato il “custode” del Cimon di Palantina. Evidentemente innamorato di questa montagna, può controllare da casa, col binocolo, le condizioni della parete e chiunque vi si avventuri. Alpinista da generazioni, ha aperto numerose vie sulla “sua” montagna, le altre le hanno aperte il padre o lo zio. A lui va un ringraziamento sentito per i consigli e per averci fatto conoscere questo posto incredibile!

Ma avanti con la cronaca alpinistica: le condizioni migliori che si potessero immaginare perdurano ormai da giorni. Neve portante lungo tutto l’avvicinamento, colate di ghiaccio ovunque sulle pareti, di quello fantastico portato dal libeccio come se fossimo in Appennino, temperature gradevoli e aria anticiclonica secca a preservare il ghiaccio per tutta la giornata. Al Sasso della Madonna (scolpita e istallata da un Bona ovviamente) la parete nordovest del Cimon di Palantina ci appare all’improvviso, solcata da una ragnatela ghiacciata ammaliante. Risalendo il pendio alla sua base, con i piedi già doloranti per la durezza della neve, ci dirigiamo verso la via più abbordabile, la goulotte Zio Ragno, ce la faremo bastare come primo approccio alla zona.
Sapevamo delle condizioni ottimali, ma mai avremmo immaginato una simile goduria, né lunghezze di corda così belle e continue! Troviamo del ghiaccio che definiremmo "ad ondone”, molto simile alle “ondine” apuane, ma assai più grandi e altrettanto entusiasmanti. Saliamo i primi due tiri assai ripidi, ma che non fanno tribolare troppo in queste condizioni. Abituati ai canali appenninici, ai loro brevi risalti ripidi e lunghi tratti su pendenze classiche, queste due lunghe lunghezze ci strabiliano per la loro continuità – mai sotto i 75/80° – tanto da ghisarci quasi le braccia. Segue un altro tiro un po’ meno sostenuto ma ugualmente bello che termina pochi metri sotto l’uscita in cresta. Utlilizzate, incredibilmente, quasi solo viti da ghiaccio – e quasi tutte a prova di bomba, come fossimo in una goulotte del Bianco! Peccato solo sia già finita: la relazione parla di 5 tiri per una lunghezza di 250m, ma effettivamente ne bastano 3 da 60m. Una cordata di alpinisti locali ci raggiunge, confermando di non aver mai visto un simile ghiaccio!
Dalla vetta si svela un panorama a noi nuovo, montagne sconosciute alternate ad altre più familiari ma viste da un’altra prospettiva, tutte da esplorare. Torneremo!


Dati tecnici: Goulotte Zio Ragno
Primi salitori: Alvio e Barry Bona, 28.01.2011
TD, 180m, esposizione NO
La via è completamente disattrezzata. Da affrontare soltanto con buone condizioni in quanto difficilmente proteggibile.
Avvicinamento in 2h30, rientro in 2h scarse.

Nella foto sopra: il tracciato della goulotte Zio Ragno.


Siti utili:
Relazioni di alcune vie della parete: Ritorno al futuroQuesto gioco di fantasmiCugi’s corner



La parete svelata al Sasso della Madonna


Si parte!!







Alla prima sosta



S2, aggrappati ad un'onda di ghiaccio gigante 










Terze a ultima sosta, pochi metri sotto la cresta

Il versante nord del vicino monte Colombera

Panorama fantastico sul bellunese. Arrivederci Alpago!!